ALBANO SALVATORE
Oppido Mamertina ( RC ), 1839 - Firenze, 1893
Nel 1858, all’ età di 19 anni, grazie a una sottoscrizione di alcuni
suoi concittadini, il giovane Salvatore Albano si trasferì a Napoli per
frequentare lo studio dello scultore Giuseppe Sorbilli, calabrese, e
successivamente l'Accademia di Belle Arti, sotto la guida di Tito Angelini,
che ebbe per il suo allievo vera tenerezza. Di questo periodo iniziale è
l'opera Cavaliere. Nel 1864 realizzò un gruppo in marmo del Conte Ugolino,
che espose alla Promotrice Napoletana, assieme al nudo femminile Lagrime e
fiori. Nello stesso anno risultò terzo al concorso del Pensionato artistico;
alle sue proteste il principe Umberto gli diede l'incarico di scolpire un
Mosè sdegnato che spezza le tavole della legge, Napoli, Palazzo Reale di
Capodimonte. Del ‘65 è il Cristo nell'orto, mentre nel ‘67 vinse il
Pensionato romano con la statua Caino, Napoli, Accademia e il bozzetto
Resurrezione di Lazzaro. Nel ‘69 Albano si trasferì a Firenze, dove aprì una
grande e prosperosa bottega, all'uso degli artefici del Rinascimento, e dove
fu docente dell'Accademia di Belle Arti. Qui nacquero le sue opere più
importanti: Monumento al gen. Mac Gregor per la Chiesa di St Paul di Londra,
Arianna abbandonata, Il Genio di Michelangelo (marmo che fu replicato per un
museo londinese ), Venere, Il Sonno Felice ( statua riprodotta per Boston,
Londra, la Puglia ), Giovane Schiava, e tantissimi altri lavori sparsi un
po' ovunque nel mondo ( Philadelphia, New York ). Alcune fonti lo danno
operoso anche in Francia, ove comunque espose al “Salon” di Parigi del 1868
l’opera Vanni Fucci, New York, Metropolitan Museum, con cui vinse la
Medaglia d’oro. Nel 1884 fu presente all'Esposizione generale di Torino e
nel 1888 a quella di Bologna, con Le lottatrici. Fu scultore molto
apprezzato dai contemporanei; il Frangipane lo definì “modellatore illustre,
capace di forza e di grazia”. A Oppido Mamertina varie opere nel cimitero.
Suo capolavoro il Cristo in Croce. Bibliografia: de Gubernatis, Dizionario
degli Artisti Italiani Viventi; Graves, The Royal Academy of Arts, London,
1905; A. Panzetta, Dizionario degli Scultori Italiani dell’Ottocento e del
primo Novecento, Allemandi, Torino, 1994; Thieme / Becker, Allgemeines
Lexicon der Bildenden Kunstler von der Antike bis zur gegenwart, E.A.Seemann,
Leipzig, 1999; Alfonso Panzetta, Nuovo Dizionario degli scultori italiani
dell’Ottocento e del primo Novecento, Adarte,2003.
< INDICE >
Amore e psiche Figura femminile
ALFANO ANDREA
Castrovillari ( CS ),
1879 - Roma, 1967
Figlio di Giovanni, sarto e
di Rosa Bellizzi, di origine albanese,
frequentò il Ginnasio di Castrovillari fino alla classe quinta.
Successivamente ottenne, 1902, dalla Provincia di Cosenza ( alla quale dieci
anni dopo in segno di riconoscenza darà una Testa di vecchio
) il Legato Pezzullo, borsa di studio che
gli permise di iscriversi all'Accademia di Belle Arti di Roma, che però
disertò per protesta contro i metodi tradizionali. Non completò mai
gli studi, rimanendo a Roma da autodidatta e facendosi firmare i certificati
di frequenza, necessari per continuare a godere della borsa del Legato, da
Antonio Mancini, suo amico e sodale. Nel 1906 fu nella giuria per la Mostra
del Palazzo delle Esposizioni e partecipò, assieme a Boccioni Balla Severini,
alla 76a Esposizione degli Amatori e Cultori di Belle Arti, con l’opera
Il paranoico; esposizione che lo
vide presente anche nel 1908 , con un Autoritratto,
e nel 1911, ’15, ’18, ’20, ’23, ’27, ’28. Con Mancini divise il primo Premio
Nazionale di Pittura di Reggio Calabria, nel 1908. Nel 1911 partecipò alla
Mostra del Cinquantenario dell'Unità d'Italia, con lo pseudonimo russo di
Albert Isvolski, presentando un Ritratto.
Nel 1916, successivamente all’esposizione degli Amatori dell’anno
precedente, inaugurata dal re Vittorio Emanuele III, gli fu acquistato l’
Autoritratto per la Galleria “Pitti”
di Firenze: l’opera passerà in seguito agli Uffizi e poi alla Pinacoteca di
Ravenna ( opera non più rintracciabile ). Nel 1917 espose alla “Mostra del
Bianco e Nero”, a Roma, assieme a Previati e De Carolis, mostra nella quale
fu notato da Cipriano Efisio Oppo, che ne scrisse su “L’Idea Nazionale”. Fu
presente alle Mostre Calabresi d'Arte Moderna di Reggio Calabria dal 1920 (
con una personale nella sala Roscitano - Alfano ) al 1926, anno in cui
espose otto opere, ottenendo la medaglia d’oro; come anche fu
presente, con un Nudo, alla Biennale
Napoletana del 1921 e a quella Romana dello stesso anno, allestita per la
celebrazione del cinquantenario della liberazione, e del 1925; mentre nel
1922 ( anno del suo matrimonio con la romana Virginia Bruno ), alla Biennale
reggina, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma acquistò Il
Fornaciaro
e la Casa Reale uno Studio. Nel 1924
prese parte alla Prima Biennale Meridionale di Bari. Nel 1929 fu alla Mostra
Silana di San Giovanni in Fiore e alla Mostra d’arte dell’Associazione
Calabrese di Roma; mentre nel ’31 rifiutò l’invito alla prima edizione della
Quadriennale romana e partecipò invece, a Padova, all’Esposizione d’arte
sacra cristiana moderna. Prese parte a molte mostre, esponendo anche
all’estero ( Londra, 1926 ), Parigi, New York. Assunse posizione contraria
al Fascismo, rimanendo appartato dalla vita culturale e rifiutò di dipingere
un ritratto, su posa, di Mussolini; ne eseguì invece uno della Regina Elena
di Savoia, donato all'Istituto Eastman di Roma, 1933. I riconoscimenti più
importanti gli vennero dopo il 1945, anno di una vasta e completa sua mostra
antologica alla Galleria “La Conchiglia” di Roma. L’anno successivo fu
presente alla Prima Biennale Nazionale di Palermo. In occasione del
compimento dei settant'anni, 1949, gli venne organizzata una serie di
manifestazioni ufficiali. Nel 1950 venne allestita nel salone del Municipio
del suo paese una grande mostra con ben 75 opere. Nel 1953 prese parte alla
Mostra “L’Arte nella vita del Mezzogiorno d’Italia”. Nel 1954 il Presidente
della Repubblica Luigi Einaudi gli conferì le insegne di Grand’Ufficiale al
merito della Repubblica; mentre, nel 1964, un altro Presidente,
Antonio Segni, posò per un ritratto. Negli ultimi anni divenne quasi cieco.
Numerose sue opere si trovano in importanti musei: “Louvre” di Parigi,
“National Gallery” di Londra, “Museo” di Lussemburgo, “GNAM” di Roma.
Affrescò, 1922, il soffitto del salone di ricevimento del Palazzo della
Prefettura di Reggio Calabria con La ricostruzione di Reggio Calabria
dopo il terremoto del 1908 e suoi dipinti
si trovano nella prefettura di Catanzaro. Certamente Alfano è stato uno dei
pittori calabresi più importanti della prima metà del Novecento.
Sue opere alla rassegna La Divina Bellezza,
Complesso del San Giovanni, Catanzaro, 2002. Un’ importante antologica fu
allestita nel Protoconvento Francescano di Castrovillari nel 2002; nella
stessa sede è sistemata una collezione permanente delle sue opere.
Scrisse anche alcuni libri di poesie ( Pars parva,
1936; Solitudini, 1948;
Sillaba, 1950; Sillaba eterna,
1966)
; un saggio di filosofia (
L’infinito nell’infinito ) e il volume,
Le mie scoperte sul Giudizio Universale di
Michelangelo
( 1964 ). Bibl. : La divina bellezza; Volmer; Comanducci; Seda.
< INDICE >
Bevitore
con
cannata,
anni
'10
AMATO LUIGI
Spezzano Albanese ( CS ), 1898 - Capri (
NA ), 1961
A quattordici anni
vinse una borsa di studio, per cui andò a Roma per frequentare l'Accademia
di Belle Arti, fino alla chiamata alle armi nel 1916. Ripresi gli studi nel
’18, iniziò la sua attività di pittore, ritrattista e paesaggista. Prese
parte alle mostre della “Società degli Amatori e cultori di Belle Arti”,
Roma, nel 1926; dell’”Associazione Calabresi e Lucani” nel 1931; della
“Sindacale romana”, nel 1934. Al "Salon" di Parigi nel 1938 espose il
pastello La Calabrese, ottenendo una Menzione onorevole. Nel 1939 andò a
Londra, ove dipinse oli e pastelli della società inglese e scozzese, che
presentò alla “Arlington Gallery”, mostra che gli fruttò la nomina a socio
della “Pastel Society”. Nel 1943 tenne una personale alla Galleria “San
Marco” di Roma, visitata dal re d'Italia Vittorio Emanuele III. Nel
1948 si trasferì a Capri, ove visse continuando il suo lavoro. L’autore ha
un mercato internazionale, più che italiano; negli ultimi quindici anni sue
opere sono state battute a New - York, casa d’aste William Doyle; Luzern,
casa d’aste Fischer; Stoccolma, casa d’aste Auctionsverket; Vejle, DK, casa
d’aste Bruun Rasmussen; Londra, casa d’aste Bonhams Chelsea; Bloomfield
Hills, Michigan, USA, casa d’aste Frank H. Boos Gallery; Londra, casa d’aste
Sotheby’s. Due tavolette nella rassegna Rubens Santoro e i pittori della
Provincia di Cosenza tra Otto e Novecento, Corigliano Calabro, Aieta, Rende,
2003, ( cat. AreS, op. cit. ). A Cosenza alcuni deliziosi piccoli
dipinti di paesaggio e di fiori. Bibl.: Bénézit, 1948; Vollmer, 1999.
< INDICE >
Case
Fiori
Marina
Paesaggio di lago
AUGIMERI
DOMENICO
Palmi ( RC ), 1835 - 1911
Di estrazione borghese, figlio di Teofilo e di Aurora Migliorini, il
giovane Augimeri intraprese gli studi artistici prima all'Istituto d'Arte di
Firenze e successivamente all'Accademia di Belle Arti di Napoli, sotto la
guida di F. Palizzi e di D. Morelli, che lo considerò sempre uno dei suoi
migliori discepoli, lo stimò e gli fu amico. Ritornato a Palmi, lavorò
sopratutto in Calabria, dove si conservano la gran parte delle opere ( molte
delle quali non firmate ). Partecipò alla 1a Esposizione Italiana di Firenze
del 1861; alla Promotrice di BBAA di Napoli del 1874; alla Esposizione
Generale di Torino del 1898, con l’opera Venditrice di fichi d’india e
ancora a Torino nello stesso anno all’Esposizione di Arte Sacra;
all’Esposizione Nazionale di Belle Art di Palermo del 1891 / 92; e a varie
mostre internazionali: memorabili quelle di Parigi e di Vienna. Fu un
eccellente ritrattista ( Mendicante, Scugnizzo, Ritratto di balia, Giacca ‘i
ferro, Marchese Gagliardi di Monteleone, Comm. De Lieto di Bagnara ); ma
dipinse anche paesaggi, quadri storici e di genere, d’arte sacra, di
soggetto orientaleggiante; episodicamente fu scultore in creta. La sua opera
più nota è il Ritratto dell’on. Rocco De Zerbi, Reggio Calabria, Municipio;
nella stessa città, nell’ufficio di Presidenza della Provincia si trova il
dipinto Contadini; mentre un altro ritratto dello stesso De Zerbi trovasi
nel Municipio di Palmi. Altre sue opere: a Cittanova, nel Duomo, La
Trasfigurazione, 1894, e San Girolamo; a Catanzaro, nel Duomo, La Sacra
Famiglia; a Palmi, nella chiesa di S. Nicola, San Giuseppe col Bambino, e in
quella del Crocefisso, San Giovanni fanciullo; a Cinquefrondi, nella Chiesa
del Carmine, San Rocco. Alla 1a Mostra d’arte Calabrese di Catanzaro del
1912 venne esposto un Ritratto del sen. Rossi, mentre alla 1a Mostra
Calabrese d’Arte Moderna di Reggio Calabria del 1920 vennero esposti sei
ritratti e L’addio dell’emigrante, opera di contenuto sociale nei modi di
Patini. Alla 6a Mostra Calabrese di Reggio del ’31 vennero presentate Testa
di moro, Donna che allatta, Contadina seduta, Contadina portatrice di cesto.
Ebbe varie onorificenze ( una Medaglia d’oro e il titolo di Cavaliere
Ufficiale della Corona d’Italia ) e la sua voce fu sempre riportata in testi
di storia dell’arte ed enciclopedie ( Brizio; Galletti - Camesasca;
Monteverdi, Storia della pittura italiana dell’Ottocento, Bramante editore,
Busto Arsizio, 1984; Comanducci; Treccani; De Agostini; La Pittura
Napoletana dell’Ottocento, Pironti ). Il suo studio di Palmi fu frequentato
da molti giovani allievi, tra cui lo scultore Michele Guerrisi.
< INDICE >
Autoritratto
BAGLIONI UMBERTO
Scalea ( CS ), 1893 - Torino, 1965
Scultore. Compì gli studi a Modena, Urbino, Firenze, nella cui Galleria
d’Arte Moderna è conservata la terracotta Vittoria. Fu poi allievo di
Edoardo Rubino all’Accademia di Belle Arti di Torino, città nella quale si
trovano le opere Il Po e La Dora, 1937, piazza C. N. L.; Selvaggia, bronzo,
h. 139 centimetri, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea. Espose,
sempre nel capoluogo piemontese, alle Promotrici di Belle Arti a partire dal
1920; al Circolo degli artisti dal 1922; alla Quadriennale del 1923 con
Salomè ( gesso ). Fu presente alla Mostra d’Arte sacra di Roma del 1930 con
l’opera Madonna con Bambino; alle Quadriennali romane del 1931, del 1943 e
del 1951 / 52 con tre opere in pietra, Adamo ed Eva, Salomè, Penelope; alla
Mostra “L’Arte nella vita del Mezzogiorno d’Italia” del 1953. Prese parte a
sette edizioni della Biennale di Venezia: 1932, con due sculture; 1934, con
una scultura, Giovane ginnasta; 1936, con due sculture; 1940, con una
scultura; 1942, con sala comprendente 11 sculture; 1948, con una scultura;
1954, con una scultura. Alla Biennale del 1942 intervenne anche nella
facciata del Palazzo con una scultura. Nel 1962 partecipò al Fiorino di
Firenze con l’opera Marcella, bronzo, 1950. Insegnò nelle Accademie di Belle
Arti di Venezia e di Torino, succedendo in quest’ultima al suo maestro.
Bibl.: A. Panzetta, Dizionario
degli Scultori Italiani dell’Ottocento e del primo
Novecento, Allemandi, Torino, 1994; Vollmer, 1999.
< INDICE >
Selvaggia
BARCA
ALBANO CONCESSO
Oppido Mamertina ( RC ),1877 - Bagno a Ripoli ( FI ), 1968
Scultore, nipote di Salvatore Albano, che fu il suo primo maestro. Nel
1895 si trasferì a Firenze e sei anni dopo entrò nello studio di Antonio
Garella, da cui rimase influenzato. Nel 1907 eseguì due busti di Re Umberto
I, Reggio Calabria - Villa comunale; Bagno a Ripoli - piazza. Al termine
della guerra ‘15/ ‘18 gli furono commissionati numerosi monumenti al Fante:
Bagno a Ripoli; Oppido Mamertina, 1922; S. Marcello Pistoiese, 1923;
Cosoleto; Incisa Val d’Arno; Ravezzano, 1925; Portico di Romagna, 1927;
Santa Caterina d’Aspromonte, 1928; Giffoni, 1932; e Targhe commemorative per
i caduti in guerra: Bagno di Romagna - Municipio; Gavignana, 1924; Antella -
Cimitero, 1924; San Donato in Collina, 1926. Realizzò molti monumenti a
personaggi illustri: Dante, 1921, San Gimignano - Palazzo Pretorio;
Francesco Ferrucci, 1933, San Marcello Pistoiese - Municipio; Pio XI, 1933,
Reggio Calabria - Seminario Arcivescovile; Rocco De Zerbi, 1934, Oppido
Mamertina e un altro a Reggio Calabria - Villa Comunale; Vincenzo Morello,
alias Rastignac, 1934, Reggio Calabria - Biblioteca Comunale; Giuseppe
Verdi, Lucca - Conservatorio di Musica; Giuseppe Mazzini, Reggio Calabria -
Palazzo della Provincia; Salvatore Albano. Nel 1928 partecipò alla Mostra
Silana delle Arti Popolari di San Giovanni in Fiore col bronzo Brutium, Roma
- Ministero degli Interni. Nel ’34 espose due Ritratti e il bozzetto San
Giorgio a cavallo alla 1a Mostra Interprovinciale Fascista di Reggio
Calabria, città che anche conserva nella Cappella del Sacramento in
Cattedrale l’ Altare Maggiore, in marmo, commissionatogli nel 1929
dall’arcivescovo mons. Carmelo Pujia, il San Marco Evangelista e il San
Paolo, in marmo bianco di Carrara. Lett.: A. Panzetta, Dizionario degli
Scultori Italiani dell’Ottocento e del primo Novecento, Allemandi, Torino,
1994; Clelia Montella, in Figurazioni del
sacro, Laruffa, Reggio Calabria,
1988.
< INDICE >
Busto di Rocco Cotroneo, bronzo
BARILLA’ PIETRO
Taurianova ( RC ), 1887 ( 1890 ) - 1953
Compì gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Pittore e
ceramista, fu Professore all’Istituto d’Arte di Napoli, dove trascorse la
sua vita affiancando l’attività pittorica a quella politica ( fu membro del
Sindacato Fascista degli Artisti per tutto il Ventennio ). Espose in
numerose rassegne, tra cui la Prima mostra internazionale delle arti
decorative di Monza del 1923; otto Biennali di Venezia ( 1930, con La
fattucchiera; 1932, con tre opere; 1934, con tre opere; 1936, con tre opere,
tra cui Angelina; 1938, con un’opera; 1940, con sala personale, comprendente
tredici opere; 1942, con sette opere; 1948, con un’opera ); le Quadriennali
Romane dal 1931 ( nel ’35 fece anche parte della Giuria d’accettazione delle
opere ) al 1956 / 57, eccetto la sesta; le Sindacali di Napoli del 1929,
’30, ’32, ’33, ’34, ’35, ’36, ’38, ’39, ’40; l’Esposizione d’Arte sacra
cristiana moderna di Padova, 1931; la Sindacale di Milano del 1932 e quelle
di Firenze del 1933, con la La modella e Donna che si pettina e del 1936; la
Promotrice di Belle Arti di Torino, 1939; la IX Biennale Calabrese d’Arte di
Reggio Calabria, 1949, con tre oli, Ballerinetta, Il pittore e la modella,
Il ritratto del nonno cacciatore. Nel 1953 fu presente con tre opere alla
mostra romana del Palazzo delle Esposizioni L’Arte nella vita del
Mezzogiorno d’Italia. Molte sue opere sono in collezioni pubbliche ( La
fidanzata, esposta alla Quadriennale del ’31, Roma, Galleria comunale d’Arte
Moderna e Contemporanea ) e private ( Donna con l’orcio, di derivazione
morelliana ). Pittore di carattere intimista, eseguì principalmente dipinti
di figura ( Fanciulla, 1932, Banco di Napoli ). Fu anche decoratore: a
Napoli affreschi nella Stazione marittima e decorazioni, 1940, per la Mostra
Triennale d’Oltremare; a Roma un pannello per il Museo delle arti e
tradizioni popolari. Bibl.: A. M. Comanducci, Dizionario illustrato dei
pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, 5a
edizione, Milano, 1982; La Pittura in Italia, Il Novecento / 1, Electa,
Milano, 1992; Arte a Napoli dal 1920 al 1945, Gli anni difficili, Electa,
Napoli, 2000.
< INDICE >
La fidanzata, 1930
BAVA
NUNZIO
Bagaladi ( RC ), 1906 - 1994
Ha iniziato la sua attività espositiva nel 1929, con una mostra
personale a Reggio Calabria, alla quale seguirono le mostre di Reggio, 1931
e 1947; Perugia, 1942 e 1944; Napoli, 1945 e 1959; Catanzaro, 1960. Ha
partecipato a numerose rassegne, tra cui varie Biennali reggine; alcune
Mostre sindacali ( Napoli, 1937 ); la Quadriennale d’arte di Roma del 1948;
la Biennale Romana di Arti Figurative del 1958; le Promotrici Salvator Rosa;
la I Biennale d’Arte Sacra di Bologna; varie edizioni del Premio Suzzara; il
Maggio di Bari; L’Opera esposta, Reggio Calabria; come anche ad alcune
esposizioni all’estero. A Reggio Calabria, nella Chiesa di San Paolo ben 500
mq di mosaici sono stati eseguiti su suoi disegni; ed altri grandi mosaici
nella Chiesa di Loreto.
< INDICE >
Paesaggio di Calabria, 1937
BENASSAI GIUSEPPE
Reggio Calabria, 1835 - Firenze, 1878
Figlio di Pietro e di Caterina Rognette, fin da giovane fu un abile
disegnatore. Compì i suoi primi studi a Reggio Calabria con Ignazio
Lavagna Fieschi, dopo aver avuto esperienze lavorative come orefice. Di
questo periodo sono le opere Panorama visto da Cava dei Tirreni e
Paesaggio roccioso. Nel 1856 si trasferì a Napoli, dove fu
allievo di Salvatore Fergola per un anno soltanto (si conoscono
Grotta Azzurra di Capri e Il Vesuvio visto da Posillipo ),
essendo stato costretto a far ritorno a Reggio per sottrarsi alle
persecuzioni della polizia borbonica. Verso la fine del 1857 si recò a Roma
( ‘57/’62 ), dove conobbe il pittore spagnolo Mariano Fortuny e dove dipinse
molti quadri della campagna romana, sulla scia del Vertunni, con i quali
partecipò a varie esposizioni ( Stagno con i bufali, esposto
alla Mostra Borbonica di Napoli del 1859, acquistato per il Palazzo Reale di
Caserta e di cui purtroppo si sono perse le tracce, come anche dispersa è
l’opera
Prepotenza e virtù, 1862 ). Nel ’63 si trasferì a Firenze, città in
cui venne a contatto con i Macchiaioli, particolarmente con Cecioni, e con
l’ambiente culturale introdottovi da Pasquale Villari ( storico e
meridionalista ). Alla Mostra di Firenze del ’68 vinse il primo premio col
dipinto La quiete, esposto successivamente, assieme a due altre
opere, Aspromonte e Tramonto, alla 1a Mostra
d’Arte Calabrese di Catanzaro del 1912 ( ed ora, le prime due,
nel Museo Nazionale di Reggio Calabria ). Nel 1869 fu inviato dal Governo
Italiano all’inaugurazione del Canale di Suez, viaggio che, ripetuto, 1871,
gli consentì la realizzazione di diversi dipinti di soggetto orientale (
Veduta delle Piramidi, Veduta del canale di Suez, Tende di
beduini, Carovana nel deserto, Un riposo nella campagna di
Siout nell’Alto Egitto, anni 1869 – ’74 ), di cui sette, tra i quali
Il leone del deserto, Il Nilo presso il Cairo da Boulack,
La fantasia dei Beduini in Ismaila, furono esposti nel 1870 all’
Accademia di Firenze; e, assieme ad altri, alla Mostra Nazionale di Parma
dello stesso anno. Negli anni 1870 - 78 lavorò, inizialmente come decoratore
di maioliche, e nel ‘71 assumendo la direzione offertagli dal Marchese
Lorenzo II, della Fabbrica di ceramiche artistiche Ginori, di Doccia *
( ceduta nel 1896 al milanese Giulio Richard, da cui il nome Richard
Ginori e che ebbe dal 1923 al 1938 il celebre Giò Ponti come designer ),
determinando un indirizzo nuovo come l’introduzione di scene di paesaggio,
influenzate dal Naturalismo. La produzione ceramica dell’autore ( a
Vienna nel 1873 espose quattro formelle con le quattro parti del
mondo, ricevendo un premio ) comprende numerosi capolavori, tra i
quali Il Colosso, che raffigura l’incendio delle Pampas ( vaso alto
cm 175 e con diametro di cm 140, Sesto Fiorentino - Museo delle Porcellane )
e Cavalli bradi ( piatto con diametro di cm 70 ). Si interessò
molto di arti applicate, scrivendo anche un saggio, dedicato al Villari,
Le arti, lo Stato e le industrie nazionali, pubblicato a Firenze
nel 1868; e creando a Sesto Fiorentino nel 1873 una Scuola di disegno
industriale per le maioliche. Prese parte a diverse Promotrici Napoletane (
1863 - con
Paesaggio, vicinanze di Aspromonte; 1864 – con Campagna
romana con ruderi e bovini e Ritorno da una gita di piacere;
1866 – con Dintorni di Pisa e La pineta del Gombo; 1869; 1870;
1871 - con Tombolo presso Livorno; 1874 – con La pastura sull’appennino
toscano e La piazza del mercato dei cammelli al Cairo ); alle
Mostre di Brera a Milano ( 1863; 1865; 1866; 1868; 1869; 1870 );
all’Esposizione di Torino ( 1863 – con Paludi di Ostia; 1864 -
con Somarelli tra i fiori e Somarelli tra le spine; 1880 ) e
ancora a Torino, alle Mostre della Società promotrice ( 1865 – con
Paesaggio; 1866 – con Dintorni di Pisa e Un cane da caccia
disperso; 1869 – con La casetta dei forestali in Aspromonte e
Veduta della Rocca e spiaggia di Scilla; 1879 – con Il canale di
Suez,
Il gran deserto con carovana, Attendamento di Arabi presso
le Piramidi, Campagna con buoi ); alle Mostre di Firenze del 1866
e ’67; all’Esposizione Universale di Parigi del 1867 - con Le paludi di
Ostia e La primavera; all’Esposizione artistico –
industriale di Milano, con alcune maioliche, tra cui La Fornarina e
I quattro poeti dell’Olimpo. Sue opere furono esposte alla 1a Mostra
Calabrese d’Arte Moderna di Reggio Calabria del 1920. Nella Galleria d’Arte
Moderna di Palazzo Pitti a Firenze la sua opera Pastore con gregge
e in quella di Roma Cammelli a San Rossore. Nel Palazzo della
Provincia di Reggio Calabria, Ufficio del Presidente, la grande tela La
raccolta del grano, o anche del fieno, esposta a Milano. Fu anche
scrittore, e ottenne una collaborazione a “La Nazione” di Firenze ( articolo
sulla pittura sacra di D. Morelli del 14.4.’76 e altri scritti ). Nel 1877
fu nominato Professore onorario all’Istituto di Belle Arti di Napoli. Fu
anche un ottimo litografo ( Daino solitario, 1871 ) e altrettanto
valido incisore. Il 29 maggio del ’78, su consiglio dei medici, Benassai
rientrò nella città natale, sperando in un miglioramento della malattia che
lo tormentava da anni. Ma, contrariamente a quanto riportato in tutti i
testi che citano la “voce”, ritornò a Firenze, dove morì il 5 dicembre delle
stesso anno, secondo i dati rinvenuti nell’anagrafe storica del
capoluogo toscano.
< INDICE >
Paesaggio con armenti, 1856, olio su tela
BOCCIONI UMBERTO
Reggio Calabria, 1882 – Verona, 1916
Pittore scultore
critico. Nacque a Reggio Calabria da genitori romagnoli: il padre era
impiegato di prefettura, e pertanto costretto a vari spostamenti per via
dell’ufficio. A Reggio frequentò le prime classi delle elementari,
continuando poi le scuole a Forlì, Genova, Padova, Catania, dove conseguì il
diploma nell’Istituto Tecnico. Durante il corso di studi Boccioni manifestò
forti interessi per il disegno e la letteratura. Conseguito il diploma, nel
1899 si trasferì a Roma, probabilmente per iscriversi alla Scuola
libera del nudo; certamente frequentò la Scuola serale delle Arti
ornamentali di via san Giacomo e, assieme a Sironi e a Cambellotti, lo
studio di Balla, a cui dovette “ il mutare della sua pittura dalla mano
irresoluta di giovane principiante a quelle di chi controlla e ha una sicura
padronanza delle regole del disegno, del colore e sopratutto della
prospettiva “ ( E.Coen ). Conobbe Severini al Pincio, durante una serata.
Furono, questi, anni di studi approfonditi sul Divisionismo, la Pittura
Francese, il Simbolismo, con interessi rivolti alla situazione culturale-
artistica - filosofica europea, in modo particolare a Sorel, Schopenhauer,
Renan, Nietzsche; scrisse un romanzo, Pene
dell’anima, 1900, e
collaborò con alcuni periodici ( La Gazzetta della Sera ). Il suo primo
disegno conosciuto è del 1901. Nel 1904 espose un
Paesaggio
alla Mostra degli Amatori e Cultori di Roma, mentre l’anno seguente la
giuria su sei opere scelse soltanto un
Autoritratto.
Per cui, assieme a Bompard Ciacelli Calori Costantini Jerace e Rizzi fu
organizzata la “Mostra dei Rifiutati” al foyer
del Teatro Nazionale.
Nel 1906, avendo vinto una borsa di studio, andò a Parigi ( permanenza
condivisa con Mario Sironi ), dove soggiornò per cinque mesi, studiando
Cézanne, Toulouse – Lautrec, Van Gogh. Quindi viaggiò in Russia ( assieme a
Petrowna Berdnicoff, agosto 1906 ), a Varsavia, a Vienna. Gli spostamenti
furono numerosissimi, come anche i contatti. Nel 1907 si iscrisse
all’Accademia di BBAA di Venezia, frequentando solo pochi mesi, per poi
trasferirsi a Milano, dove realizzò una serie di bozzetti per alcune riviste
( copertine
per Ricordi; réclame
per il Touring club;
testata
per la rivista “ Il lavoro italiano” , rifiutata! Boccioni incontrò
difficoltà tra gli editori; non so fare i visi
belli, diceva ). Il
due marzo 1908 conobbe Previati ( seconda fase del Boccioni pre –
futurista ); il cinque aprile vendette il quadro
Meriggio ( Campagna romana )
al sig. Gabriele Chiattone per 80 lire. Nello stesso anno partecipò
all’Esposizione Nazionale di BBAA di Milano, col pastello
Interno.
Di importanza fondamentale per Boccioni fu l’incontro con Marinetti, il
quale intanto aveva pubblicato sul “Figaro” di Parigi del 20 febbraio 1909
il Manifesto del Futurismo. Come curiosità storica c’è da dire che questo
manifesto avrebbe potuto vedere la luce in Sicilia, a Palermo, e se questo
non avvenne fu colpa del terremoto di Messina del 1908 che non consentì la
pubblicazione della rivista La Fronda,
che ne aveva già stampato le bozze. Chissà se l’importanza del Futurismo
sarebbe stata la stessa! Il
1910 vide la luce il Manifesto dei Pittori
Futuristi, alla
stesura del quale partecipò anche Boccioni. “ Incontro con Marinetti e
decisione di lanciare un manifesto ai giovani artisti per invitarli a
scuotersi dal letargo. Il mattino seguente Boccioni, Russolo ed io ci
riunimmo in un caffè di Porta Vittoria, vicino alle nostre case, e con molto
entusiasmo abbozzammo uno schema del nostro appello. La stesura definitiva
fu piuttosto laboriosa; ci lavorammo tutto il giorno noi tre, e la
sera insieme con Marinetti e con l’ausilio di Decio Cinti, segretario del
gruppo, lo completammo in tutte le sue parti e, fattolo firmare anche a
Bonzagni e Romani, passammo il testo alla tipografia. Diffuso in molte
migliaia di copie il giorno dopo, quel grido di baldanzosa e aperta
ribellione nel grigio cielo artistico del nostro paese fece l’effetto
di una violenta scarica elettrica. La reazione fu di tale asprezza da
indurre Bonzagni e Romani a ritirare la loro adesione”. ( C.Carrà, Tutti gli
scritti, opera citata ). I loro nomi saranno poi sostituiti da quelli di
Balla e Severini. Il Manifesto, datato 11 febbraio, fu poi lanciato in una
manifestazione pubblica al Politeama Chiarella di Torino l’8 marzo
successivo. Il Futurismo, la caffeina d’Europa,
è da considerarsi un’autentica rivoluzione culturale, la rivolta più
importante che l’Europa abbia conosciuto contro “quelle idealità che si
erano rivelate illusorie e che avevano lasciato gli artisti nell’abbandono
materiale e morale e contro ogni superstite verismo ottocentesco; contro
queste idealità si fece appello alla violenza fisica e verbale, al cinismo,
al disprezzo, si parlò di guerra, sola igiene del mondo, si fece appello a
un vero brutale, elementare, barbarico”( C. Maltese ).
La città che sale,
1910, ’11 ( un bozzetto a Milano, Pinacoteca di Brera; un altro in
collezione privata; mentre l’opera è a New York, Museun of Modern Art, con
il “placet” di G.C.Argan, che nel 1940 per la Galleria Nazionale di
Roma preferì il Ritratto del Maestro Ferruccio
Busoni ! ) fu il
primo lavoro futurista in senso stretto; ma la sintesi dinamica teorizzata
da Boccioni, come fusione e ricomposizione delle forme, è presente
sopratutto nella scultura ( delle dodici che si conoscono soltanto cinque ne
sono rimaste ), dove si realizza un diretto contatto dei volumi con
l’ambiente: Fusione di una testa e di una
finestra, 1911,
Testa + casa+ luce,
1911, Sviluppo di una bottiglia nello spazio,
1912, esposta al “Salon d’Automne”; Dinamismo
di un ciclista, 1913,
Forme uniche della continuità nello spazio,1913,
gesso originale al Museo d’Arte Contemporanea di San Paolo del Brasile ( e
del quale sono state tratte sei fusioni ),
Dinamismo di un cavallo in corsa + case,
1914, coll. Peggy Guggenheim, Venezia. Ancora nell’estate del ‘10
Marinetti presentò ben 33 opere, tra quadri, impressioni, pastelli ( tra cui
Gisella
), disegni e incisioni di Boccioni a Venezia, Ca’ Pesaro. Nel 1911
con Carrà e Russolo partecipò alla prima Esposizione d’arte libera, al
Padiglione Ricordi a Milano, esponendo La città
che sale,
Baruffa,
Retata
e un’opera sfregiata
da un visitatore,
La risata.
La mostra fu
stroncata da Soffici su La Voce,
ragione
per la quale venne
organizzata una spedizione punitiva a Firenze, dove furono affrontati i
vociani al Caffè delle Giubbe Rosse. Alla
fine dell’anno andò a Parigi con Carrà per preparare la Mostra
Futurista, che si tenne nel febbraio successivo alla Galleria Bernheim –
Jeune ( con le opere Gli addii,
Quelli che vanno,
Quelli che restano,
La strada entra nella casa,
La risata,
La città che sale
), dove conobbe Archipenko, Brancusi e Duchamp e, per il tramite di
Apollinaire, Picasso. Nello stesso anno fu presente alle inaugurazioni di
Londra, Berlino, Bruxelles e pubblicò inoltre il
Manifesto tecnico della Scultura Futurista.
Nel 1913 ebbe una violenta polemica con Apollinaire su “Cubismo orfico e
Futurismo”, ed espose le sculture futuriste alla Mostra di Roma
e alla Galleria “ La Boétie” di Parigi. In ottobre pubblicò
Programma politico
futurista.
Sempre nel ’13 una Mostra di Sculture di Boccioni inaugurò la Galleria
Futurista permanente in via del Tritone, Roma, del calabrese Giuseppe
Sprovieri. * Nel 1914 diede alle stampe Pittura
e Scultura Futuriste,
opera fondamentale, con la quale teorizzò il mito della macchina, della
velocità, dell’industrialismo, ponendo il Movimento come contro – altare al
Cubismo di Picasso e Braque. Con Marinetti, Russolo, Piatti, Carrà inscenò a
Milano manifestazioni interventiste e venne arrestato. A Parigi Sibilla
Aleramo lo presentò a D’Annunzio. Nel ’15 si arruolò nel battaglione dei
volontari ciclisti. Nell’estate fu ospite di Ferruccio Busoni, a Pallanza.
Nel gennaio 1916 lanciò il Manifesto ai Pittori
Meridionali,
pubblicato sul periodico napoletano “Vela latina”, dopo aver parlato alla 1a
Esposizione d’Arte di Napoli con Marinetti, Cangiullo e Jannelli. Tornato al
fronte, presso Verona, perse la vita, a soli 34 anni, all’alba del 17
agosto, in seguito ad una caduta da cavallo, una puledra da lui chiamata
“Vermiglia”.
< INDICE >
CANNATA ANTONIO
Polistena ( RC ), 1895 – Roma,
1960
Pittore
autodidatta, esordì nel 1920 a Napoli, dove si era trasferito e dove conobbe
vasta popolarità, entrando subito nel clima della cultura artistica
cittadina. Nel corso della sua carriera partecipò a tre Biennali di Venezia
( 1930 - con
Fondaco rustico,
sede centrale del Banco di Napoli; 1934 - con due pastelli; 1936 - con una
pittura ) ed ordinò molte personali in numerose città italiane: 1928, Roma -
Associazione Calabrese, con cinquanta opere; 1932, Reggio Calabria - con
trentuno opere, tra cui Marina di Ostia,
Case rustiche calabresi,
Pagliaia della Piana,
Lago di Como,
Cortile di Caivano;
primi anni ’30, Napoli - Compagnia degli Illusi, con presentazione in
catalogo di Salvatore Di Giacomo; 1933, Catanzaro - Salone del Municipio ( X
Mostra del pittore A. C. ), con trenta opere, tra cui
Nuvole sull’Aspromonte,
Aia calabrese,
Montagne di Cittanova,
Arco di Tito,
Valle del Bufalo ( Sila ),
Case rustiche di Polistena,
Le Dolomiti,
Monte S. Elia ( Palmi ),
Montagne di Cittanova,
Anoia visto da Polistena,
Via del Ponte Vecchio,
Tramonto sul lago di Patria,
con un catalogo
contenente giudizi critici di Francesco Jerace, Vincenzo Gemito ( “Mi
esprimo così sulle vostre opere: pastelli sensibili ed amorevoli per quanto
in nostra epoca si produce” ); 1934, Cosenza - Nuova sede dell’Accademia
cosentina ( XI Mostra del pittore A. C., dedicata a Michele Bianchi ),
con quarantaquattro opere, tra cui Tramonto
nella Sila Piccola,
Aspetti dell’ Ampollino,
Il Vesuvio,
Una via di Polistena,
Il castello di San Giorgio Morgeto,
Prato fiorito
Venezia,
Marina di Pozzuali (
sic ), Napoli orto botanico,
Frutta,
Nella villa di Catanzaro,
Laghetto,
Vecchia vite,
Pesci,
Primavera.
Espose
anche all’estero, Parigi, New York, Bruxelles, ottenendo sempre buon
successo in virtù dell’ alta qualità della sua pittura, sempre
legata ai motivi più semplici della vita romantica e grazie sopratutto al
colore, elegante morbido dolce. Nel 1932 lo studio dell’artista, in via
Foria a Napoli, fu visitato dal poeta Libero Bovio, che sull’arte di Cannata
così scrisse: “ E’ un antico, questo pittore, che ha una sensibilità
moderna. Egli sa che il nuovo è nel vero, e che tutto il resto è acrobazia e
menzogna”. Alla domanda del pittore:” Che vi pare? Che nome dareste a questa
mia pittura?”, il poeta di rimando: “ Un solo nome, un grande nome, Poesia
“. Fu pittore di paesaggi e ottimo pastellista ( pastelli e gessetti
su tavola ). Fu presente alla 2a Mostra d’arte di Polistena del 1955 con due
Paesaggi.
Alcune sue opere nel Museo di Palmi e nel Municipio di Polistena. Il
pastello Case del Calvario
fu acquistato del
Governo nazionale per la Galleria d’arte moderna di Roma. Numerosissime le
opere in collezioni private, sopratutto in Calabria e a Roma.
< INDICE >
Cannata Antonio, Paesaggio,
anni '40, olio su tela, cm 60 x 50
Cannata Antonio, Paesaggio, pastello su tavola
CAPIZZANO ACHILLE
Rende ( CS ), 1907 - Roma, 1951
Si diplomò all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove ricevette gli
insegnamenti di Ferruccio Ferrazzi e dove visse la sua breve esistenza. Alla
fine degli anni ’20 collaborò con Paolo Paschetto agli affreschi nello
studio del Ministro dell’Educazione Nazionale.Agli inizi degli anni ’30
ottenne varie commissioni per ceramiche, affreschi, disegni per articoli di
pelletteria ed altro. Nel ’33 eseguì l’affresco nella Sala delle adunanze
della Casa del Fascio di Monte Sacro; quindi i lavori per la GIL di
Piacenza, e per quella di Trastevere; l’anno dopo per la GIL di Trecate, il
progetto per la Casa del Littorio di via dell’Impero e il Mosaico alla
Fontana della Sfera al Foro Mussolini; nel ’35 le decorazioni per il
Padiglione per l’Assistenza all’Infanzia alla Mostra delle Colonie Estive;
nel ’36 gli affreschi nell’Accademia di Scherma e i Mosaici sul Viale
dell’Impero; nel ’37 il piano regolatore del Foro ed il concorso per la
Piazza Imperiale, le decorazioni nella Palestra del Duce alle Terme e
nell’Auditorium del Foro; nel ’38 il concorso per il Ministero degli Affari
Esteri; e nel ’40 per il Palazzo del Littorio al Viale Aventino. Nel 1941
risultò vincitore, assieme a Franco Gentilini, Giovanni Guerrini e Giorgio
Quaroni, del concorso per i mosaici parietali al Palazzo dei Congressi all’E
42, opera che non sarà ultimata a cagione degli avvenimenti bellici. Fu
professore di Ornato al Liceo Artistico di Roma, dal ’39 come assistente del
prof. Paschetto; e dal ’49 al ’51 come titolare di cattedra. Partecipò, nel
1938 alla Mostra Sindacale d’arte di Cosenza, vincendo il Premio del Duce; e
nel ’42 ancora a Cosenza, al Premio Città di Cosenza, dove espose i bozzetti
dei mosaici per il Palazzo dei Ricevimenti dell’E 42. Nel ’44 ebbe un premio
dall’Accademia di San Luca e fece una personale a Roma presso l’Unione
Provinciale Fascista dei Professionisti ed Artisti.
Nello stesso anno mostra a Cosenza al Gran Caffè Renzelli.Nel ’45 espose
alla II Mostra d’arte contemporanea, sezione B.N., presso la Galleria
Gregoriana di Roma; e l’anno successivo dipinse L’assalto alla diligenza per
il cinema romano Rivoli, affrescandone anche la cupola con Il carro di
Apollo. Nel 1947 partecipò alla VIII Biennale Calabrese di Reggio Calabria.
Uno degli ultimi suoi lavori è stato l’affresco della Cupola della Chiesa di
Santa Maria di Costantinopoli, a Rende. Ebbe una retrospettiva alla X
Biennale “Mattia Preti” di Reggio Calabria; un omaggio postumo gli venne
dalla XVII Biennale di Venezia, 1954, con una mostra a cura di Franco
Gentilizi; e nel 1956 / ’57 vennero esposte sue opere alla VII Quadriennale
romana. Nel 1998 antologica a Rende, palazzo Vitari, con catalogo a cura di
Maria Brunetti e Tonino Sicoli e testi di Enrico Crispolti ed Alessandro
Masi, fratelli Palombi editori.
< INDICE >
Natura morta con pesche, olio
CARIDI VINCENZO
Reggio Calabria, 1913 - 1989
Si è formato presso la Scuola d’arte “Mattia Preti” di Reggio Calabria e
a soli diciotto anni ebbe la sua prima Medaglia d’oro alla VI Biennale
d’arte Calabrese, 1931, rassegna a cui prese parte anche nel 1945, ‘47, ‘49.
Partecipò alle Mostre Sindacali della Calabria, Reggio, negli anni 1934,
’36, ’37, ’38, ’41; della Sindacale Nazionale di Napoli del 1937; alle
Mostre dei Premi Villa San Giovanni, 1956, ’57, ’58, ’59, ’60, ’73, ’74, ’75
( Medaglia d’oro per la “sua lunga attività di pittore calabrese” ), ’77;
alla Mostre del Sindacato artisti della Calabria, ( di cui fu fondatore e
dirigente ), 1952, ’53; alla mostra “L’Arte nella vita del Mezzogiorno
d’Italia” del 1953; ai Premi “Città di Messina”, 1953, “Ramazzotti”, dal
1953 al 1959, “Modigliani”, 1957, ’58, ’59. Ordinò varie personali: Reggio
Calabria, Vibo Valenzia, Cosenza, Roma, Palermo, Catania, Messina ed ottenne
numerosi premi: Ramazzotti, Pizzo, Diamante, etc. Molti critici si sono
interessati al suo lavoro: Frangipane, Biancale, Trombadori, Venturoli, Di
Giacomo, Zappone, Cara, Selvaggi, Villari, Sciortino, Piperno, Monteverdi,
Annuario degli artisti italiani, Seletecnica, 1972 e suoi quadri si trovano
in gallerie pubbliche ( Amministrazioni provinciali di Catanzaro e di Reggio
Calabria; Galleria d’arte moderna, Roma; Comune di Reggio Calabria ) e
raccolte private. Il 1999 il Liceo Artistico di Reggio Calabria ha
organizzato nella sala mostre “A. Frangipane” un’antologica dell’artista,
con la pubblicazione di una monografia. Lett.: Enc.Seda.
< INDICE >
CEFALY ANDREA
Cortale ( CZ ), 1827 - 1907
Figlio di
Domenico, proprietario terriero e della napoletana Caterina Pigonati,
letterata e musicista, Cefaly ebbe un ruolo di caposcuola in Calabria ed è
certamente il pittore più importante della regione in quel tempo. Dopo gli
studi catanzaresi nel collegio degli Scolopi, il padre desiderava avviarlo
alla professione forense, ma egli giunto a Napoli, 1842, frequentò
le lezioni del letterato Cesare Malpica e di Francesco De Santis .Vinta la
resistenza paterna, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti,
allievo di Filippo Marsigli, e alla scuola libera di Giuseppe Bonolis ( suoi
compagni di studi ed amici erano i Palizzi Cammarano Tedesco Altamura
Morelli). Infine ebbe come guida Giuseppe Mancinelli, all’epoca considerato
un innovatore. Nel 1848 prese parte ai Moti Liberali antiborbonici e
combattè anche nella Guardia Nazionale, di cui fu capitano. Nel ’55 fu
nuovamente a Napoli, nel tempo in cui era in corso la rivoluzione pittorica
in direzione verista. Due anni dopo aprì studio al vicoletto San Mattia,
divenuto confluenza e officina di pittori e letterati. Nel ’60 fu con
Garibaldi, che seguì fino alla battaglia del Volturno, esperienza che
tradusse in diverse opere pittoriche. Nel 1861 fu ospite di Nicola Palizzi,
a Sorrento. Ritornato a Cortale, nel ‘62 vi fondò una Scuola di Pittura,
presidente onorario era Garibaldi, chiamata
Istituto Artistico e Letterario,
o anche
Società degli artieri
( dal ’62 al ’64 ne divise gli insegnamenti col pittore irpino Michele Lenzi).
La scuola fu frequentata da molti giovani artisti e del paese,
Raffaele Foderaro e Michele Mangani e di quelli viciniori, Guglielmo Tomaini
da San Pietro Apostolo, Antonio Palmieri e Guglielmo De Martino da Lamezia
Terme, Carmelo Davoli da Filadelfia, Antonio Migliaccio da Girifalco,
Gregorio e Raffaele Cordaro da Borgia, ed ebbe termine nel 1875. Si
interessò attivamente di politica e fu consigliere comunale e provinciale (
anni 1871 - ’75 ), e deputato repubblicano al parlamento ( anni 1876 -
’80 ), nella XII e XIII legislatura del Regno d’Italia, quando la destra era
al potere, cercando sempre di sensibilizzare gli ambienti politici intorno
alle tristi condizioni della Calabria di allora. Partecipò a molte
esposizioni del tempo, tra le quali bisogna ricordare: la Mostra Borbonica
di Napoli del 1859, a cui inviò le opere
Il giudizio di Minosse
e
La Traviata
( che fu premiata con
Gran Medaglia al merito distinto e che si trova a Parigi, Museo del “Louvre”,
col titolo
La Tradita
); la Mostra
Nazionale di Firenze del 1861, con le opere
La battaglia di Capua
( o anche
Campagna del Volturno, 1 ottobre 1860,
commissionatagli da Vittorio Emanuele II, in data 7 dicembre 1860,
Reggio Calabria, Museo Nazionale ) e Allegoria:
il cavallo sfrenato ( Napoli ) che abbatte la reazione,
riproposta alla Promotrice del ‘62; le Promotrici Napoletane del 1862, 1863,
con Costumi calabresi,
1866, con Il miglior modo di viaggiare in
Calabria ( Napoli -
Museo di Castel Nuovo), opera che assieme a I
calabresi, veduto ch’è inutile lo sperare più strade tentano mettersi in
relazione con gli altri popoli affidandosi ad un pallone spinto da un razzo
volante presentò
anche l’anno dopo1867, 1880, con la Francesca
da Rimini ( Napoli -
Museo di Capodimonte), 1883, con alcune opere in ceramica:
Corradino,
L’Inferno,
Cavallo aggredito dai lupi,
Partenza dei bersaglieri
e due tele: Accanto al camino
e
Archimede sorpreso dai soldati mentre è assorto
nei suoi studi, 1884,
con
Fiori e farfalle
e
Germanico fa partire le donne dal campo;
l’Esposizione di Vienna del 1873, con La
battaglia di Benevento,
anche questa premiata ( Catanzaro - Museo provinciale ); la Mostra
Nazionale di Napoli del 1877, con Amore e morte,
Morte di Spartaco, Il viaggio di Caino
attraverso lo spazio;
la Mostra di Roma del 1883, con Ritratto del
prof. Zuppetta,
Chi compra Manfredi?
(Catanzaro – Museo
provinciale ), La battaglia di Legnano,
ripresentata all’Esposizione Generale Italiana di Torino del 1884 (
Catanzaro - Museo provinciale ). Cefaly ebbe una produzione molto vasta e
molto varia, dai dipinti dal vero di matrice palizziana, ai ritratti, ai
quadri di soggetto letterario e storico. Negli ultimi anni incentrò il tema
del suo lavoro sugli episodi della Divina Commedia. Oltre a quelle già
indicate, un nucleo consistente di sue opere è conservato nel Museo
Provinciale di Catanzaro ( tra le altre,
La barca di Caronte,
Episodio garibaldino,
Autoritratto,
Nevicata,
Il cavadenti,
Morte di Raffaello,
Tramonto,
Famiglia in terrazza,
La moglie in giardino,
Donna albanese con capra,
La Madonna dell’Uva,
Terrazza a Sorrento,
Incendio di Roma,
Progresso in America,
Bivacco di garibaldini,
La scuola obbligatoria, Caino,
Piccarda Donati ), in
altre sedi della città ( Bruto che condanna i
figli, 1863, venduto
per una somma notevole alla Provincia, nella cui sede è allocato, e per il
quale ottenne una medaglia d’oro) e in collezioni private; un gruppo di
cinque ritratti di compositori e musicisti (
Ettore Berlioz
,
Michele Costa,
E. Camillo Sivori,
Niccolò Paganini,
Ferdinando von Hiller
) si trovano nel
Conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli; altre sono sparse in musei
italiani ( ritratto di
Saverio Mercadante,
Napoli - Museo di S. Martino) e stranieri. Si conosce anche un’opera
scultorea, All’Italia,
nella Piazza del suo paese. La 1a Mostra d’Arte Calabrese di Catanzaro del
1912 venne organizzata dal Frangipane in occasione delle onoranze decretate
dalla Provincia a “Cefaly, pittore e patriota”; furono esposte ben novantuno
opere. E altre ne furono esposte alle Mostre Calabresi d’Arte Moderna di
Reggio Calabria del 1920,’23,’24, e alla prima retrospettiva catanzarese del
1953. Nel cinquantenario della sua morte venne pubblicato un numero
monografico della rivista “Calabria letteraria” (maggio ’57; dir. E.
Frangella ), esaustivo sull’opera dell’artista. Nel 1998 nel Complesso
monumentale del San Giovanni, Catanzaro, si è svolta una importante rassegna
su “Cefaly e la Scuola di Cortale” a cura di Tonino Sicoli e Isabella
Valente. Episodicamente fu anche scrittore ( poesie, testi teorici,
Scritti d’arte,
Pensieri artistici )
e musicista ( suonava l’oboe e il pianoforte e fu inventore di uno strumento
a tre corde, il “pèssolo” ).
< INDICE >
Chi compra Manfredi?, olio
CEFALY ANDREA jr
Cortale ( CZ ), 1901 - Catanzaro, 1986
Ricevette dal nonno i primi stimoli verso l’arte; frequentò quindi a
Napoli, 1919, lo studio del pittore Aprea e a Catanzaro, 1924 - ’25, quello
di Garibaldi Gariani. La prima esposizione di un suo quadro avvenne nel ’26
alla IV Biennale d’Arte Calabrese di Reggio Calabria. Nel ’27 si trasferì a
Torino per frequentare la scuola di Felice Casorati ( il Maestro parlando
del suo allievo diceva: il mio Cefaly ), divenendo amico dello scultore
Michele Guerrisi e del critico Edoardo Persico, uno tra i promotori del
“Gruppo dei Sei”. A Torino fu invitato alle Promotrici del 1927 e ’29. Alla
morte del padre, 1928, per curare la madre inferma, fece ritorno definitivo
a Cortale. Nel ’29 è stato presente a Milano, nell’omonima galleria, alla
mostra di Casorati e degli altri allievi ( Bonfantini, Marchesini, Maugham,
Mori ). Ha esposto, con personali: 1956, Roma, Galleria “Del Vantaggio”;
1960, Milano, Galleria “Cairola”; Verona, Galleria “Ghelfi”; 1982, Milano,
Galleria “Carini”; Lamezia Terme, Galleria “Pigalle”; e a varie rassegne:
1926, Biennale di Reggio Calabria; 1927, Torino, Società Promotrice di Belle
Arti; 1942, Catanzaro, Mostra Sindacale Regionale ( 1° Premio ); 1950,
Biennale di Venezia; 1951 / ‘52, VI Quadriennale di Roma ( con Uomo che
legge, 1949, olio su tavola, cm 71 x 68. L’opera è stata venduta a un
signore americano; ed è passata in asta nel ’92 nel Michigan ); X Biennale
di Reggio Calabria; Mostra Nazionale Città di Messina; 1953, Mostra “L’arte
nella Vita del Mezzogiorno d’Italia”, Roma; Mostra di Pittura Contemporanea,
Winnipeg, Canada; Premio Marzotto; Nazionale di Brera, Milano; Premio
Michetti; 1954, Vibo Valenzia; Premio Michetti; 1955, Rassegna Arti
Figurative nel Mezzogiorno, Napoli; VII Quadriennale d’arte, Roma;
Esposizione Nazionale di Pittura, Viterbo; Mostra di Vibo Valenzia (
premiato ); Premio Michetti ( premiato ); 1956, Maggio di Bari; Premio
Michetti; Mostra di Pizzo Calabro ( premiato ); Premio Villa San Giovanni;
Mostra delle Due Sponde, Messina; 1958, Premio Suzzara; Premio Città di
Cantù. A partire dagli anni ’60 Cefaly si ritirò in una riservata ritrosia,
raramente apparendo in pubblico o inviando quadri ad esposizioni, pur
continuando a lavorare e ad essere stimato ed apprezzato. Nel 1980 ricevette
il Premio Speciale Soverato. Nel 1981, a Cosenza, ebbe un particolare
omaggio al Premio Nazionale di Pittura “Cosenza ‘81”; e, nello stesso anno,
una targa ricordo per il compimento degli ottant’anni dall’Ente Provinciale
del Turismo di Catanzaro, con la pubblicazione di un numero speciale di
“Orizzonti turistici”. Numerosi critici d’arte e poeti si sono interessati
all’opera del pittore: Achille Curcio ( che ha curato due monografie ),
Mario Monteverdi ( Annuario degli artisti visivi italiani, Seletecnica 1972
), Raffaele De Grada ( che cura una monografia ), Carlo Barbieri, Giuseppe
Sciortino, Luigi Tassoni, Giorgio Severo, Ennio Francia, Marcello Venturoli,
Ugo Nebbia, Virgilio Guzzi, Valerio Mariani. Nel 1987 l’Amministrazione
Provinciale di Catanzaro ha omaggiato l’artista, assieme a Rotella,
Trapasso, Violetta: L’identità rin-tracciata, nel Palazzo della prefettura,
catalogo a cura di Andrea La Porta e Giuseppe Andreani. Sue opere nella
rassegna La Divina Bellezza, complesso del San Giovanni, Catanzaro, 2002.
Nel 2004 importante antologica nel Complesso monumentale del San Giovanni di
Catanzaro, Il Maestro ritrovato, a cura di Vincenzo Farinella e Gianni
Schiavon cat. Dibatte editore. Lett.: Monteverdi, 1984; Vollmer, 1993.
< INDICE >
Paesaggio, olio su cartone, cm 70 x 50
Figura, 1960, olio, cm 50
x 70
COLAO DOMENICO
Vibo Valentia, 1881 - Roma, 1943
Il padre
desiderava avviarlo alla carriera forense, così egli frequentò per un
biennio l’università di Napoli. Morto il genitore, si iscrisse all’Accademia
di Belle Arti di Firenze divenendo allievo di Giovanni Fattori. Tra il 1907
e il 1911 visse a Parigi, dividendo lo studio, una gelida mansarda a
Montmartre, con un pittore del Novecento, Anselmo Bucci e frequentando
Leonardo Dudreville e Gino Severini. Esordì nel 1914 a Fiuggi, con una
mostra di pastelli aventi a tema motivi parigini. Nel ’15 fu richiamato in
guerra; dopo di allora i soggetti delle sue opere si ispirarono alle
umili condizioni delle genti di Calabria. Nel 1919 espose alla Mostra
Collettiva del Circolo Artistico di via Margutta, Roma. Dal 1922 al 1927
fece parte, assieme a Umberto Diano, Alessandro Monteleone, Ezio Roscitano,
Carmine Tripodi del Gruppo Artistico Calabrese,
che cercò di opporsi agli aspetti folkloristici dell’arte meridionale,
tentando di dare al problema del regionalismo artistico un’impostazione di
più ampio respiro, ottenendo sopratutto negli anni ’26 e ’27, importanti
riconoscimenti dalla critica ufficiale. Nel ’25 espose alla Casa
d’arte Bragaglia, ancora a Roma e alla Bottega di poesia, a Milano con un
importante testo in catalogo di Enrico Somarè. Nel ’26 fu presente alla 1a
Mostra del Novecento, a Milano ( organizzata sotto l’egida critica di
Margherita Sarfatti e inaugurata dal Duce ), con tre quadri,
La Famiglia,
Il grano,
Paesaggio calabrese (
Roma - Galleria Nazionale d’arte moderna ); alla XCII Esposizione degli
Amatori e Cultori di Roma, assieme al “Gruppo”; alla Biennale di Venezia,
ove espose Il pane
e
Libecciata.
Il ’27 lo vide
esporre all’Internazionale di Monza e il ’28 alla
“Exposiciòn de Arte
Francès, Italiano y del Libro Alemàn”, allestita dai pittori e dagli
scultori madrileni. Nel ’29 prese parte alla 2a Mostra del Novecento
Italiano, Milano e alla III Mostra Marinara d’Arte di Roma; nello stesso
anno gli fu assegnata una parete alla 1a Mostra del Sindacato Laziale degli
Artisti, al Palazzo delle Esposizioni, Roma, dove espose un gruppo di dodici
opere tra cui
Bambino dormiente.
Il ’30 partecipò alla Sindacale Fiorentina e fu presentato a Mussolini. La
Biennale di Venezia lo vide ancora presente in altre sei edizioni: 1930 -
con Ritratto muliebre,
I vecchi,
Bambino al balcone;
1932 - con tre opere; 1934 - con tre opere, tra cui
Bambino che legge
e
Bambino seduto; 1936
- con cinque opere; 1940 - con sala personale, comprendente diciassette
opere, tra cui La pergola;
1942 - con Trebbiatura in Toscana.
Il 1931 presentò tre quadri, L’uomo in cammino,
Paesaggio
e un'altra opera, alla 1a Quadriennale romana; venne invitato all’estero,
all’ “International Exbition” di Pittsburg e tenne una mostra alla
Galleria Pesaro di Milano, assieme ad altri tre artisti calabresi,
Monteleone Ortona Roscitano, con testo in catalogo di Michele Biancale. Nel
’32 e nel ’34 prese parte alla III e IV Mostra del Sindacato Laziale, a
Roma, con otto opere la prima e tre la seconda. Ancora nel ’34 tenne una
personale al Circolo delle Arti e delle Lettere, Roma; e fu invitato alla
Mostra Internazionale d’arte Coloniale, Napoli e alla 1a Mostra del
Sindacato Toscano, Firenze, con due opere. Nel ’35 partecipò alla
Quadriennale romana con tre opere e alla Mostra sindacale dei Disegni, Roma.
Nel 1939 ricevette un premio per la pittura dall’Accademia d’Italia; nello
stesso anno fu nuovamente invitato alla Quadriennale romana, dove Giuseppe
Bottai gli acquistò l’opera Vecchio cavallo
sulla spiaggia
per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Nel 1940 Corrado Alvaro
gli presentò il catalogo per la mostra della Galleria Gian Ferrari di
Milano, mostra nella quale era esposta una serie di
paesaggi calabresi
e toscani.
Nel ’43 partecipò alla 4a Quadriennale romana con più opere, tra cui un
Autoritratto.
Fu Professore onorario dell’Istituto di BBAA di Napoli, di Firenze e di
Perugia. Colao dipinse paesaggi e figure, di buona fattura, trattati con
molta sensibilità cromatica, non immune dalla lezione fattoriana. Fu anche
affreschista. Nella Pinacoteca Barbella, Chieti, le opere:
La Casa del pescatore,
Il pino solitario,
Barche su una spiaggia calabrese,
Paesaggio calabrese;
nella Galleria Comunale di Arte Moderna, Roma,
La raccolta del granturco,
Autoritratto
e due
Paesaggi.
< INDICE >
Colao
Domenico, Natura morta
olio su tavola, cm 54 x 32
COSENZA GIUSEPPE
Luzzi ( CS ), 1846 - New York, 1922
Rimasto orfano da bambino venne cresciuto dalla nonna, che cercò di
immetterlo subito nel mondo del lavoro, facendogli frequentare alcune
botteghe artigiane di sartoria e di ebanisteria. Successivamente fece il
pastore, alle dipendenze di Alfonso Alfano, cui fece un ritratto ad olio.
L’Alfano, nel 1853, lo fece conoscere al pittore Giovan Battista Santoro,
che in quel tempo lavorava a Luzzi e che diede lezioni al ragazzo. Intorno
alla prima metà degli anni ’60 il giovane, già abbastanza esperto nelle
tecniche del disegno e del colore, ebbe le prime committenze, sia
ecclesiastiche, eseguendo alcune opere religiose nel suo paese ( San
Francesco Saverio, per la Chiesa di S. Giuseppe; Estasi di San Pietro d’Alcantara,
1864; Beato Umile da Bisignano e Crocifissione, 1866, per la Chiesa della
Madonna della Cava ); sia civili, decorazioni per Luigi Barberio all casina
“Monachelle” e al suo palazzo cosentino, e altre decorazioni per Ferdinando
Vivacqua, alla casina “Matarese”. Nel 1867 ebbe dalla Provincia di Cosenza
una borsa di studio di 400 lire, che gli permise di trasferirsi a Napoli,
per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove fu allievo di Vincenzo
Marinelli, il quale lo spinse a partecipare alla Grande Esposizione
Artistica Napoletana del 1868, dove presentò Marina di Posillipo, Scugnizzi,
Cercatori notturni di mozziconi di sigari, acquistati dall’artista parigino
Maurice Locrapelle. Le migliorate condizioni economiche gli permisero di
aprire studio alla Riviera di Chiaia. Nel 1872 si presentò alla “Gara
Internazionale di Roma”, vincendo il primo premio ( Michetti ottenne il
secondo! ); fu presente ancora con l’opera La vecchia Napoli, alla locale
Promotrice. Nel 1873, chiamato dal Locrapelle, fu a Parigi, dove affrescò
all’amico il suo sontuoso palazzo e dove dipinse quadri per la Chiesa di
Santa Dorotea. Qui conobbe il canonico londinese prof. Welliston, che lo
volle a Londra per ritoccare gli affreschi della Chiesa cattolica della
Misericordia. Nella capitale inglese pensava addirittura di stabilirsi, cosa
che però non fece a causa delle condizioni climatiche della città, per cui
nel novembre del ’75 rientrò a Napoli e riaprì il suo vecchio studio. L’anno
successivo fu chiamato dall’Amministrazione Provinciale per dipingere il
salone delle adunanze, lavoro che l’artista eseguì, raffigurandovi anche la
cantante spagnola Emilia Contreras, che successivamente sposò e da cui ebbe
quattro figli. La Promotrice napoletana lo vide nelle edizioni: 1874, con I
bagni di Francavilla e Ricordo di Chieti, dipinti in Abruzzo a casa di
Francesco Paolo Michetti, di cui fu ospite; 1875, con Studio dal vero, Nella
peschiera al Granatiello, Nelle paludi di Resina, Una passeggiata per mare;
1876, con quattro acquerelli, Rosina, Il mio modello, due Testine e un olio,
Nel Mandracchio, così descritto da una cronaca del tempo: “E’ una specie di
miniatura ad olio…disegnata con molta nettezza e gradevolmente colorita” (
l’opera toccò per sorteggio al Municipio di Portici ); 1877, con Piazza del
Pendino e Blitz imprudente; 1879, con Sul mare, acquistato
dall’Amministrazione Provinciale di Napoli; 1880, con Un residuo. Partecipò
alle Mostre di Genova dal 1873 al 1885 ( 1878, con Da Mergellina a Posillipo
e Ricordo dei bagni in Abruzzo; 1879, con La merenda in barca ); alla Mostra
di Firenze del 1874, con La raccoglitrice di frutta e Marina di Resina; e a
quella di Brera a Milano dello stesso anno con Pastorella d’Abruzzo e Il
cortile delle lavandaie e del 1875 con Studi di marina; alle Promotrici di
Torino del 1876, con Una passeggiata nel bosco di Portici, e Una passeggiata
per mare, del 1878, con Ricordo dei bagni in Abruzzo e Scinnite, signò,
venite, e del 1882; all’Esposizione Italiana di Londra, del 1888, con
quindici Vedute di Napoli. Nel 1886 la moglie spinse l’artista a visitare
assieme a lei i propri genitori in America, ove l’artista soggiornò
facendosi conoscere come pittore dipingendo, presso l’Associazione Artistica
di New York, in sole sei ore, la grande tela Villaggio di negri in bivacco.
Questo fatto gli consentì di essere chiamato alla carica di direttore presso
la “Società World’s fair” di Chicago. Ma in questa città rimase poco, avendo
forte il desiderio di trasferirsi a New York, ove si stabilì definitivamente
nel 1890, assieme alla famiglia. Nel 1905 fece erigere, su progetto del
figlio Raffaele, ingegnere, un edificio da lui affrescato e che tuttora
esiste. Nel 1906 venne nominato Presidente Generale delle Arti nella Giuria
Internazionale Colombiana, nomina che spinse il Governo Italiano a
conferirgi la Commenda della Corona d’Italia. Divenuto cieco, si spense il 2
giugno del ’22 e le sue spoglie riposano nel cimitero Calvario Cattolico di
New York. Fu pittore di scene popolari, di figure e di quadri sacri, ma
sopratutto di vedute marinare molto luminose e realizzate con grande
tecnica, per le quali divenne famoso. Scrisse anche d’argomenti d’arte (
sulla pittura napoletana del suo tempo ), di filosofia e di poesia e
collaborò ad alcune riviste, L’Illustrazione Italiana, The Puch. Sue opere
sono conservate in musei e collezioni private in Italia Francia Inghilterra
Stati Uniti. Presente nella rassegna Rubens Santoro e i pittori della
Provincia di Cosenza tra Otto e Novecento, Corigliano Calabro, Aieta, Rende,
2003. Lett.: Thieme / Becker; Comanducci; Giannelli; Pittori e pittura
dell’Ottocento italiano, DeAgostini.
< INDICE >
DE ANGELIS RAOUL MARIA
Terranova da Sibari ( CS ), 1908 - Roma, 1990
Laureato in giurisprudenza, fu pittore scrittore poeta giornalista;
collaborò anche, come inviato speciale, a quotidiani periodici riviste, tra
cui “Il Tempo” e “L’Osservatore Romano”. Come pittore esordì con una
personale di acquerelli e disegni alla Galleria “Chiurazzi” di Roma nel
1951, continuando poi a esporre sia a Roma ( Galleria “L’Obelisco”, 1952;
Galleria “Alibert”, 1958; Galleria “La Barcaccia”, 1961; Galleria “Anthea”,
1963; Galleria “Ripetta”, 1968; Galleria “La Vetrina”, 1969; Galleria “Zanini”,
1974 ), che in altre città d’Italia ed anche all’estero ( Bruxelles, Lugano
). Fu altresì invitato a rassegne d’arte ( San Remo, 1957, Mostra dei
giornalisti pittori; Premio di Pittura Villa San Giovanni, 1957, 1959;
Rassegna di Arti figurative di Roma e del Lazio, 1958, 1961, 1963, 1965,
1968; Maggio di Bari, 1958; Premio Marzotto, 1958; Golfo della Spezia, 1958;
Premio Michetti, Pescara, 1958; Napoli, Palazzo Reale,1958, Mostra Nazionale
giornalisti pittori; Quadriennale d’Arte di Roma, 1959 / ’60 e 1965 / 66;
Zurigo, Panorama della pittura romana, 1962; I antologia di artisti romani,
Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1963; Premio Sassari, 1963 ) e vinse premi
di pittura ( I Premio al Villa San Giovanni per un pittore calabro, 1957; I
premio alla Mostra giornalisti pittori a San Remo, 1957; I Premio alla
Mostra di arti figurative di Roma e del Lazio, 1958 ). Numerosi critici (
Nicola Ciarletta, Lorenza Trucchi, Guglielmo Petroni, Michele Biancale,
Romeo Lucchese, Marziano Bernardi, Virgilio Guzzi, Luigi Carluccio, Leonardo
Borghese, Raymond Cogniat, Marcello Venturoli ) hanno scritto sulla sua
pittura e la sua voce compare anche in volumi d’arte ( Comanducci, Artisti
contemporanei, IV volume; Piero Girace, Artisti contemporanei, Napoli ).
Come scrittore pubblicò il suo primo romanzo, Inverno in palude, a puntate,
sulla rivista “Italia letteraria”, cui fecero seguito, nelle collane delle
maggiori case editrici ( Mondadori, Vallecchi, SEI ) : Oroverde, La peste a
Urana, La brutta bestia, Amore ed impostura, I camosci arriveranno, Il
giocatore fortunato, Storia di uno sconosciuto, Abbiamo fatto un viaggio,
dramma, rappresentato nel 1953 al teatro Pirandello di Roma. Pubblicò anche
più di 500 racconti. Fu inoltre uno dei fondatori, assieme a Corrado Alvaro,
Libero Bigiaretti, Giovambattista Angioletti, ecc, del 1° Sindacato degli
Scrittori ( 1945 ). Il suo paese di nascita gli ha dedicato la scuola media.
< INDICE >
Capri, versante del semaforo,
1945, cm 45 x 33
GARIANI GARIBALDI
Catanzaro 1861 ( 1862 ) – 1930
Compì i suoi
studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, seguendo gli insegnamenti di
Filippo Palizzi e di Domenico Morelli, dal quale mutuò il colorismo morbido
e raffinato. Dopo alcuni soggiorni romani ritornò nella natia Catanzaro,
ricevendo l’influsso di Andrea Cefaly. Fu pittore di concezione moderna per
il tempo in cui visse, mal compreso dall’ambiente artistico cittadino, da
cui si allontanò ritenendo di esserne osteggiato. Il suo tema preferito
furono i ritratti della borghesia,
da cui traeva sostentamento. Giuseppe Casalinuovo lo definì il
signore del pennello.
Di pregio i pastelli
e le sanguigne
con scene di costumi calabresi; ma dipinse anche eccellenti
paesaggi,
soggetti sacri
e opere di genere.
Espose in numerose mostre in Italia ( Milano, Torino, Roma, Genova -
Promotrice del 1893,
con l’opera Povera mamma
) e all’estero ( Parigi, Londra, Barcellona, Monaco, Chicago ). Su invito
del Frangipane, che scrisse di lui come pittore
di visioni e
morbidezze cremoniane,
fu presente alle Biennali Calabresi del 1922 e del 1931 (
Autoritratto,
attualmente nel Museo Provinciale di Catanzaro, assieme a
Civetterie, popolana di Caraffa
). Sue opere in
collezioni private a Cosenza ( Paesaggio,
olio su cartone, Autoritratto,
sanguigna, Ritratto di giovinetta,
olio ), Catanzaro, Roma.
< INDICE >
Giardino di
Villa Gastaldi
Fiori
Paesaggio
Olio su tavola - cm 14x25
Pastello - cm 27x44
Olio su cartone - cm 30x21
GATTO SAVERIO
Reggio Calabria, 1877 - Napoli, 1959
Zio del poeta Alfonso Gatto, scultore e pittore, fu una delle
personalità tra le più affascinanti e complesse del panorama artistico del
suo tempo. Negli anni della prima giovinezza fece il marinaio a bordo di un
barcone che navigava nel Mediterraneo; successivamente iniziò gli studi
nella città dello stretto e divenne aiuto dello scultore Giuseppe Scerbo.
Nel 1898 si trasferì a Napoli, dove fu alla scuola di Achille d’Orsi e di
Michele Cammarano. Espose per ben cinque volte al “Salon” di Parigi ( 1906,
con Testa di fanciulla, 1907, 1908, 1909, 1911 ) e poi in tutto il mondo:
Monaco; Milano, 1910, con Impertinente; Barcellona, 1911, con Testa di
ragazzo che piange, opera premiata; Bruxelles; Santiago, con Sonno
tranquillo; Lione; Roma, con La camicia; Firenze, 1922, con Provocatrice,
Donna con ventaglio, Suonatrice di chitarra. All’inizio della carriera seguì
un indirizzo ellenistico-barocco ( La spina, Il centauro e la ninfa, Donna
che si cava la camicia, 1912, ritenuta un capolavoro da Sergio Ortolani );
quindi si ispirò al mondo della mitologia ( La ninfa e il satiro, Il
centauro ferito, Andromeda ). Tra il 1910 e il 1920 ebbe una fase
espressionistica, modellando una serie di mendicanti e di prostitute e
alcuni ritratti. Nel 1910 fu presente, con l’opera Offesa, “che designa un
felice temperamento di scultore” ( A. Lancellotti ) alla Biennale di Venezia
( alla quale partecipò per altre sette edizioni: 1920 - con una scultura;
1922 - con due sculture; 1924 - con una scultura; 1926 - con una scultura;
1928 - con una scultura; 1930 - con due sculture, Le amiche, gesso, e
Ritratto di Libero Bovio, bronzo, e una cartella con disegni e incisioni;
1952 - con due disegni ); nel ’13 alla Mostra di Napoli col Gruppo
Secessionista dei Ventitrè ( assieme a Curcio, Villani, Galante ). Nel 1914
conobbe Boccioni, di cui divenne amico. Prese parte alle Biennali di Reggio
Calabria del 1920 ( con i bronzi Busto di Tommaso Campanella, Bimbo che ride
e bimbo che piange ), del 1924, dove fu premiato, del 1926, del 1949 con tre
bronzi, Testa di ragazza, Delfino, toro e donna, Testa di ragazzo ridente (
l’ultimo a Reggio Calabria, palazzo Foti Amministrazione Provinciale ); alle
Esposizione di Belle Arti della Società Amatori e Cultori di Roma del 1917,
con L’attesa, Il fardello; 1922, 1926; alla Quadriennale di Torino del 1923;
alla I Quadriennale Nazionale d’arte di Roma del 1931, con l’opera Gianna e
alla VI del 1951 / ’52, con tre bronzi, Toro, Le quattro giornate di Napoli
( 1943 ), Europa. Le sue prime opere pittoriche, di grandi dimensioni, sono
del 1920. Assieme a Brancaccio Ciardo Scorzelli fece parte ( 1927 ) del
Gruppo Flegreo, specie di comitato di salute pubblica dell’arte napoletana,
che si riuniva al Vomero nella villa del suo presidente, Giuseppe Casciaro;
nel ’27 fu invitato a Fiume, all’Esposizione Fiumana internazionale. Dopo il
1930 dipinse in chiave tonale e naturalistica. Nel 1940 fu presente alla
Sindacale napoletana; e nel corso degli anni ’40 frequentò il gruppo di
intellettuali, Gino Doria, Riccardo Ricciardi, Raffaele Viviani, Eduardo De
Filippo, Vasco Pratolini, Renato Guttuso, Gaspare Casella, Antonello
Trombadori, che si riuniva a Villa Lucia, da Paolo Ricci, il pittore
comunista napoletano. Negli anni della maturità fu a contatto di Luigi
Crisconio, entrambi protesi a un rinnovamento delle arti a Napoli. Nel 1953
fu invitato alla Prima Rassegna delle Arti Figurative nel Mezzogiorno,
promossa dalla “Salvator Rosa”, a Napoli. Sue opere sono conservate nella
Galleria Comunale d’arte moderna e contemporanea di Roma ( Il fardello,
terracotta policroma, h. cm 67 ); nel Museo di Capodimonte di Napoli (
Bambino che piange, bronzo ). Fu anche autore di busti ( Tommaso Campanella,
per una piazza di Reggio Calabria; Giosue Carducci, per Napoli ) e di
monumenti ( Monumento ai caduti, 1923, Muro Lucano ). Nel 1993 sue opere
nella mostra Scultura Italiana del primo Novecento, Savona, Fortezza del
Priamàr, catalogo a cura di Vittorio Sgarbi, Grafis edizioni; e alla
rassegna La Divina Bellezza, Complesso del San Giovanni, Catanzaro, 2002. Il
comune di Napoli gli ha dedicato una strada. Lett.: Emilio Lavagnino, L’Arte
Moderna, Utet, Torino, 1954; Mario Maiorino, Una scultura campana, Ist.
Grafico ed. italiano, Napoli, 1984; Giannelli ( op. cit. ); Thieme / Becker
( op. cit. );A. Panzetta, Dizionario degli Scultori Italiani dell’Ottocento
e del primo Novecento, Allemandi, Torino, 1994; Arte a Napoli dal 1920 al
1945. Gli anni difficili, Electa, Napoli, 2000.
< INDICE >
Bambino che piange, bronzetto
GRANDINETTI MANCUSO MARIA
Soveria Mannelli ( CZ ), 1891 - Roma , 1977
Figlia di un facoltoso agrimensore, Giovanni e di Angelina Maruca,
studiò all’Istituto Vittoria Colonna di Napoli, e successivamente
all’Accademia di Belle Arti, allieva di Paolo Vetri e Michele Cammarano.
Dopo avere sposato, 1911, l’avv. Cesare Mancuso, uomo colto e facoltoso, si
trasferì a Roma, in via Crispi, ove aprì un salotto che fu frequentato da
artisti e intellettuali ( ospiti fissi furono De Chirico, Balla, Ungaretti,
Melli, A. G. Bragaglia, Evola, Carrà ). Nel 1914 allestì la sua prima
personale all’Associazione Abruzzese - Molisana di Roma; nello stesso anno
si presentò anche all’Associazione Calabrese: in questa prima fase del suo
lavoro guardò a Cézanne e a Gauguin; nel 1915 espose alla Terza Esposizione
Internazionale d’Arte della Secessione romana con due opere ( secondo F.
Romano Morelli e M. Quesada vi sarebbe stata anche una terza opera ), Anna
Prini e Giuliano Prini ( moglie e figlio del famoso scultore Giovanni ),
esposizione in cui fu presente anche l’anno successivo; nel ’18 partecipò
con dodici opere, sei ritratti femminili, tre paesaggi e tre nature morte,
alla Mostra d’Arte Indipendente pro Croce - Rossa alla Galleria dell’Epoca
di Roma ( organizzata da Prampolini e Recchi, nella quale esposero anche
Carrà, De Chirico, Ferrazzi, Prampolini, Riccardi, Soffici ), secondo una
professione di indipendenza sia dall’accademismo che dal futurismo,
condividendo tutti questi artisti l’esigenza di ordine e disciplina. Mario
Broglio sul primo numero di “Valori Plastici” del 15 novembre ‘18 le
pubblicò l’opera Casolare. Nello stesso anno dipinse Donna seduta,
Mendicante, Bimbo. Per essersi rifiutata di appartenere a partiti politici
fu perseguitata per oltre dieci anni, dal 1918 al 1930, e in questo periodo
dipinse poco per coltivare studi filosofici e religiosi e impegnarsi nella
utopica realizzazione dell’idea di una pace universale, conquistandosi le
simpatie della cultura più progressista. Nel ‘24 Frangipane la invitò alla
3a Mostra d’arte Moderna di Reggio Calabria. Nel ’25 rifiutò di organizzare
un movimento artistico al quale era interessato anche Mussolini. Nel ’29
venne stampata dalla Biblioteca d’arte editrice, di Roma, una monografia con
testi di Roberto Melli e Mario Recchi per l’edizione italiana, di Italo
Tavolato per l’edizione tedesca, di Giuseppe Ungaretti per l’edizione
francese e di Waldemar Georges per l’edizione inglese. Nel 1930 le sue opere
pittoriche che viaggiavano da Roma a Parigi per una mostra personale, furono
tagliate durante il viaggio, per cui iniziò un processo per danni che però
abbandonò. Nel 1931 partecipò alla Mostra d’Arte Femminile di Roma, promossa
dall’Associazione Nazionale donne professioniste e artiste. Nel ’32 pubblicò
presso l’editore Formiggini un volumetto di suoi scritti, Così come sono, ed
uno studio di critica d’arte, Il valore della pittura moderna. Dal 1930 al
1945 organizzò numerose mostre personali, a Roma ( Circolo della Stampa
Estera, 1930, e si ricordano le opere Onomastico, Dina, Tazza rosa, Tazza
gialla, Violette, Ritratto di bambino; Galleria Sabatello, 1933, catalogo
della mostra con testi critici di Waldemar George, Florent Fels, Giuseppe
Ungaretti e con le opere Figura, Figura, Figura con tazza, Paesaggio,
Paesaggio, La colazione, Tazza rossa, Tazza gialla, Musicalità dei bianchi,
Ragazza del nord, Figure bleue, Mele rosse, Dina, Mele verdi, Garofani
bianchi, Paesaggio, Mario, Oriente, Tazza rosa, Tovaglia, Vecchia inglese,
Uva, Alberi, Viale, Paesaggio, Alberi, Profilo, Violette, Cipressi,
Sigarette, Bimbo che dorme, Il bicchiere, Vestina rosa, Ritratto di signora,
Natura morta, Cose, Astrazione di natura morta, Crisantemi, Sensibilità,
Teresa Labriola, opera acquistata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna;
Galleria Apollo, 1936; Ridotto del Teatro Quirino, 1942, presentata da
Ruggero Savinio ), Napoli, Genova, Milano ( Casa degli Artisti, 1940, con un
testo in catalogo firmato da Carlo Carrà ), New York, Varsavia, Parigi, (
Galleria Rosemberg, 1931 ), Oslo, Zurigo, Losanna. Fu inoltre presente a
varie rassegne, tra cui bisogna citare la 1a Mostra Romana d’Arte Femminile,
Roma, 1931; la Mostra Internazionale d’Arte Coloniale, Napoli, 1934 - 1935 ,
con le opere Alberi, Frutta coloniale, Ballerina Negra, Banane e 1939; la 1a
Mostra Interprovinciale del Sindacato Fascista di Belle Arti di Reggio
Calabria, 1934, con tre quadri, Paesaggio, Fiori, Ritratto della vedova di
Michele Bianchi; la II Quadriennale romana del 1935, con Cappello nero,
Fiori, Uomo in grigio, 1932, e le tre successive del ’39, con le opere
Teiera nera, Il bicchiere, Ragazza araba, del ’43, con Donna nel bosco e del
’48. Nel 1945 allestì la sua ultima personale alla Galleria di Roma, con
testo in catalogo di Valerio Mariani, mentre negli anni ’46 e ’47 partecipa
ad alcune collettive. Nel 1946 fondò il periodico Arte contemporanea,
assumendone la direzione, 1946 / 1957. Negli ultimi tempi diradò l’impegno
pittorico e si dedicò invece ad iniziative di carattere pacifista. Sue opere
alla mostra “La Divina Bellezza”, Complesso del San Giovanni, Catanzaro,
2002. Lett.: Enc. Seda; La Pittura in Italia, Il Novecento / 1; Lombardi (
op. cit. ); Vollmer ( sotto la voce Mancuso ).
< INDICE >
GUERRISI MICHELE
Cittanova ( RC ), 1893 - Roma, 1963
Uomo di profonda cultura, di formazione crociana, fu scultore
considerevole con un occhio per la plastica romana e il Quattrocento
italiano. Compì i suoi studi a Palmi ( anche nello studio del pittore
Domenico Augimeri ), Firenze, Roma, Napoli, nella cui università si laureò
in lettere ( 1916 ) e ove conseguì il diploma di scultura all’Istituto di
Belle Arti alla scuola di Achille d’Orsi e Luigi De Luca. Fu titolare di
storia dell’arte nelle Accademie di Palermo ( 1920 - ’21 ), Carrara ( 1921 -
’22 ), Torino ( 1922 - ’41 ) e nella Scuola Superiore di Architettura
dell’Università e nella facoltà di Magistero di Torino. Infine dal 1941 fu
titolare di scultura nell’Accademia di BBAA di Roma e, dal 1952, direttore.
Dal 1920 espose nelle più importanti mostre nazionali, tra cui bisogna
ricordare le dieci edizioni della Biennale di Venezia ( 1920 - con una
scultura; 1926 - vincitore del premio Marini - Missana per la scultura Nudo
di donna; 1930 - con due sculture; 1932 - con tre sculture; 1934 - con
Nuotatrice, Galleria civica d’arte moderna, Torino e altre due opere; 1936 -
anno in cui fu anche commissario per gli inviti, con Ritratto di Italo
Cremona, Galleria d’arte moderna, Milano e altre tre sculture; 1938 - con
una sala comprendente cinque opere, tra cui Ritratto; 1942 - con un’opera
ispirata al Po, che Leonida Repaci definì “opera di larghe movenze
strutturali sorretta da immagine serena, cantante come la polla che gonfia
perennemente le vene del dio fluviale”; 1948 - con una scultura; 1954 - con
tre sculture; le Quadriennali romane ( 1931 - con Nudo di donna; 1935; 1939;
1943 - con mostra personale, nella quale presentò un folto numero di
ritratti e tre nudi assai impegnativi e vinse il premio per la scultura;
1948; 1951 / ’52, con quattro opere, Ritratto di vecchio, terracotta;
Ritratto di P. G. , bronzo; Statua di donna, gesso; Ritratto di Sergio
Pugliese, gesso; 1956 / 57; 1965 / 66 ); le Promotrici di Torino ( 1935 -
vincitore del premio Ernesto di Sambuy; 1941 - premio per la scultura; 1957
- con mostra personale ); la IX Biennale Calabrese d’Arte di Reggio
Calabria, 1949, con due sculture, Francesca e Ritratto di Cilea. Nel 1954 fu
organizzata una sua personale al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Prese
parte anche a numerosissime mostre internazionali, tra cui : 1929 -
Barcellona; 1931 - Atene; 1933 - Amburgo, Lipsia, Dresda, Augusta; 1935 -
Parigi, Jeu - de - Paume, Mostra dell’Arte Italiana dell’Ottocento e del
Novecento; Budapest, premiato per la scultura, Praga, Varsavia, Vienna; 1937
- S. Paolo, Berlino, con Busto femminile, Parigi, medaglia d’oro per l’opera
Ragazza seduta, 1933; 1938 - Berna; 1940 - New York. Fu autore di moltissimi
monumenti pubblici, sparsi ovunque in Italia ( Monumento ai Caduti studenti
dell’Università di Napoli, 1921; Monumento ai caduti a Catanzaro, 1932, in
piazza Matteotti; Luzzara; Ariano di Puglia; Palmi, 1929; Montecalvo Irpino;
e altri ancora). Sue opere nelle Gallerie d’ arte Moderna di Roma ( Ragazza
che cammina, 1932; Ritratto di Ferruccio, 1935; Ritratto del pittore
Miradio, 1938; Ritratto di C. Turina, 1940 ); Firenze ( Ritratto di Giorgio
De Chirico, 1933 ); Torino ( Ritratto di G. Coda, 1939 ); Milano; Genova (
Ritratto di mia moglie, 1932 ); nel Municipio di Napoli ( Ragazzo danese,
1916 ); nel Museo romano di Vercelli ( Statua di Giulio Cesare, 1939 );
nelle città di Asti (Cappella Penna, 1933; Il Buon Evento per villa
Pugliese, 1935 ); Roma ( Ritratto del Gen. Giardino, 1935; Statua della
filosofia nel Palazzo della Civiltà all’Eur, 1941; Lampade di bronzo ai lati
della statua di San Pietro nelle Grotte Vaticane, 1950; Statua di Sant’
Antonio nella Chiesa del Riposo, 1957; Busto del Sen. Vanoni a Palazzo
Madama, 1959; Busto di Michele Bianchi, in marmo, nella Camera dei Deputati
); Torino ( Cappella Marone e Vaciago, 1936; Medaglia d’oro della città,
1936 ); Budapest ( Gruppo della Resurrezione di Lazzaro, 1937 ); Alessandria
( Tomba Guidotti - Serra, 1941 ); Palmi ( Statua della Musica e Il Mito di
Orfeo per la Tomba di Francesco Cilea nell’omonimo teatro, 1951; Stele
commemorativa di Ibico, 1952; Tripode di Diego Vitrioli, 1952 ); Giamaica (
Statua di Cristoforo Colombo, 1956 ); Taverna ( Monumento a Mattia Preti,
1957 ); Napoli ( Cappelle del Principe Brancaccio, 1963 ). Le sue opere
migliori, secondo una valutazione dello stesso scultore, sono i Rilievi del
palazzo della Compagnia di Assicurazioni di Torino in Roma. Nel suo paese, a
lato dell’ingresso della Chiesa madre una Statua raffigurante la Madonna. Fu
anche pittore; sue opere a Palazzo Braschi a Roma e in collezioni private. A
Palmi, presso la Casa della Cultura, è ospitata la gipsoteca dell’autore.
Come scrittore compose poesie ( Pigmalione, 1956 ), redasse articoli sulla
Gazzetta del Popolo di Torino, saggi ( L’arte religiosa e la crisi del gusto
contemporaneo, 1953; L’estetica del cubismo, 1953; Spazio e cielo
nell’Angelico, 1955; Arte moderna, 1960; La psicologia della forma e l’arte
moderna, 1961), voci nell’Enciclopedia Treccani ( 1935 ), e alcuni libri di
storia e critica d’arte, tra i più importanti ed aperti del suo tempo: Dalle
botteghe agli studi, 1926; Discorsi sulla scultura, 1931; La nuova pittura,
1932; Il Giudizio di Michelangelo, 1947; L’idea figurativa, 1952 ( volume
per il quale Benedetto Croce scrisse: “ E’ stato scritto con quello stesso
intento con il quale io ho scritto il mio sulla poesia e viene ora a coprire
la lacuna che restava per le arti figurative ); Croce e le arti figurative,
1953; L’errore di Cèzanne, 1954. Sue opere alla rassegna “La Divina
Bellezza”, Complesso del San Giovanni, Catanzaro, 2002. Lett. : Ugo Ojetti,
Ottocento Novecento, Mondadori, Milano 1937; Arte in Italia 1935 - 1955,
Edifir, Firenze, 1992; Costantini ( op. cit. ); Vollmer ( op. cit. ); A.
Panzetta, Nuovo Dizionario degli Scultori Italiani dell’Ottocento e del
primo Novecento, Adarte, 2003.
< INDICE >
JERACE FRANCESCO
Polistena ( RC ), 1853 ( 1854, 1857 ) –
Napoli, 1937
Occasionalmente
pittore, fu uno degli scultori più importanti che abbia avuto la regione,
“iniziato al glorioso cammino dell’arte dall’avo suo materno Francesco
Morani”(A. Frangipane ). Arrivato a Napoli nel 1869, l’anno successivo si
iscrisse all’Istituto di Belle Arti di Napoli, frequentando le lezioni di
Tito Angelini, Tommaso Solari e Stanislao Lista. Strinse duratura amicizia
con Saverio Altamura e frequentò la casa-studio di Edoardo Dalbono, a
Mergellina, cenacolo di grandi artisti del tempo: Edoardo Tofano, Giuseppe
De Nittis, Marco De Gregorio, Francesco Paolo Michetti. Fu anche assiduo
frequentatore delle lezioni di Francesco De Santis. Esordì alla Promotrice
napoletana del 1871 con due opere di connotazione realistica, la
Nidia cieca
e il
Ritratto di Girolamo Marafioti.
Nel ’72 vinse il Concorso dei Virtuosi del Pantheon, per cui gli venne
affidato l’incarico di realizzare il Monumento
funebre a Mary Sommerville,
che venne ubicato (1876) nel Cimitero degli Inglesi di Napoli (nel giardino
della Chiesa di Santa Maria della Fede. Nel 1980 le tombe sono state
sgombrate e l’area destinata a verde pubblico ). Da allora il suo lavoro fu
segnato da committenze private, le aristocrazie napoletana e calabrese, e
pubbliche e da successi nazionale e internazionali. Nel 1875 decorò Villa La
Fiorita, oggi Villa Domi, a Capodimonte, su commissione del console Oscar
Meuricoffre, per il quale successivamente ( 1885 ), realizzò il
Monumento funerario
( Cimitero degli Inglesi ). Fu presente a molte Promotrici napoletane ( in
alcune della quali fece parte della giuria ): 1873 - con la tela
Si pavoneggia
e quattro terrecotte,
Emir,
Alda,
La pacchianella,
Il conte di Xiquena;
1874 - con due terrecotte, Studio
e
Studietto,
il bassorilievo Damea, figlia di Pitagora
e il gesso
Et tristis erat amica mea usque ad mortem;
1875 - col Guappetiello,
bronzo, opera affine alla ricerca veristica di Gemito ( alla cui moglie,
Anna Cutolo, la modella più richiesta dai pittori del secondo Ottocento a
Napoli, dedicò un ritratto, Cosarella,
1884 ) e di Achille d’Orsi, e riesposta in altre edizioni; 1876 - con
due terrecotte, due gessi, Da poco nato
e
En attendent
e un marmo,
Dusicka; 1880 - con
La soubrette;
1916,’17- con Myriam,
G.B.Vico,
e Anacreontica.
Fu invitato alla Mostra Nazionale di Torino del 1880, con sette opere, tra
cui Mariella,
bronzo poi tradotto in marmo, Victa,
( allegoria della Polonia : vinta, ma non domata! ), riprodotta dall’artista
ben diciotto volte per soddisfare le continue richieste ( un esemplare
presso l’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria e un altro al Museo
Filangieri di Napoli ), Marion,
ispirata a una poesia di De Musset
e il gruppo
Il Trionfo di Germanico,
gesso ( poi tradotto in marmo, cm 344 x 220 x 165, e col titolo
I Romani
a Roma, Galleria
Nazionale d’Arte moderna, acquistato dall’artista nel 1900 ); alla Mostra di
Napoli del 1877, con sei opere, tra cui ancora il
Guappetiello; alla
Mostra di Milano del 1881, con la Victa
e la
Maia,
e del 1894; a Roma, nel 1883, alla grande Mostra Nazionale nel Palazzo delle
Esposizioni ( appena costruito da Pio Piacentini ); alla Mostra di Bologna
del 1888; alla Mostra di Palermo del 1891, con le opere
Arianna,
Fiorita,
Principe di Satriano,
Carmosina
(
Napoli, Galleria di
Capodimonte ), premiata con Medaglia d’oro, e del 1901, con la
Statua di Antonio Toscano
( il prete calabrese che partecipò alla difesa della Repubblica Napoletana
del 1799 ), per la quale gli venne nuovamente assegnata la Medaglia d’oro.
Partecipò inoltre a dieci edizioni della Biennale di Venezia ( 1895, con
tre sculture; 1897, con una scultura; 1899, con otto sculture; 1903, con
quattro sculture; 1905, con Hadria,
Berlino- Palazzo Imperiale e un’altra scultura; 1907, con cinque opere:
Ritratti
in marmo o gesso di
Crispi,
Mosè Bianchi,
della Baronessa Savarese,
e altri due; 1909, con sala tutta per sè, comprendente quindici sculture (
molti Gruppi
) e cinque disegni; 1914, con una scultura; 1920, con una scultura; 1926,
con due sculture ); a numerose Mostre Internazionali ( Parigi, 1878, 1887,
col gruppo Eva e Lucifero,
1900; Melbourne, 1880; Monaco di Baviera, 1893, 1895, 1900; Vienna e Anversa
( con Ercolanea
), 1894; Barcellona,
1896, con l’Arianna;
St Louis, 1904 ); e alle Biennali Calabresi di Reggio Calabria ( 1920 - sala
personale con, tra le altre opere, La duchessa
Ravaschieri, un
Cristo
in marmo, il
bassorilievo di San Paolo,
un disegno per il monumento al latinista calabrese
Diego Vitrioli, un
olio, e il famoso marmo Era di maggio,
modellato sugli echi dei versi di Di Giacomo prima in terracotta, 1896, e
poi in due esemplari in marmo, un esemplare a Reggio Calabria,
Amministrazione Provinciale; 1922 - con una terracotta,
Vella,
un esemplare del Guappetiello,
due disegni e due pastelli, un olio, Tropea
antica, un marmo,
Nosside,
1920, Reggio Calabria, Municipio, e il cui gesso è conservato nella
Gipsoteca Jerace* presso l’Amministrazione Provinciale di Catanzaro;
1924 - col marmo L’Eroica,
Reggio Calabria, Amministrazione Provinciale, un
Busto di Stanislao De Nava,
un disegno; 1926 - col marmo Cristo
e un olio,
Rose e spine;
1931 - con Serafina,
tre disegni, Letizia,
Arianna,
Beethoven,
quattro olii, La vallata dei mulini ad Amalfi,
Paesaggio,
Lia,
Ritratto di suor Maria Stella Morani
). Jerace fu un lavoratore instancabile ( spesse volte sollecitò ed ottenne
la collaborazione del fratello minore Vincenzo, come anche di Giuseppe
Gibellini e di Fortunato Longo ), per cui moltissime sono le opere da lui
realizzate. Tra i monumenti celebrativi: le statue di
Vittorio Emanuele II,
1888, da alcuni studiosi molto contestata, per la nicchia di una
facciata del Palazzo
Reale di Napoli; il Miracolo delle reliquie
e il
Martirio di San Gennaro,
1904, sulla facciata del Duomo di Napoli, risistemata dall’architetto -
urbanista E. Alvino; i diciotto personaggi del frontone dell’Università di
Napoli, 1910, raffigurante Federico II e la sua
corte;
L’Azione,
1910, ( allegoria dei valori civici del popolo italiano ), gruppo in bronzo
collocato, il primo in basso a destra, nell’ambito dell’Altare della Patria
( pensato nel 1878 per celebrare il re Vittorio Emanuele, il risorgimento e
l’unità d’Italia e inaugurato nel 1911 ), a Roma; il Monumento ad
Armando Lucifero
e il Monumento a
Raffaele Lucente
in piazza Pitagora a
Crotone. Tra le opere a carattere sacro bisogna citare
La Conversione di Sant’Agostino
e
Sant’Anna e la Vergine
nella Chiesa di Santa Maria a Varsavia;
L’altare del Sacramento
nella Chiesa matrice
di Polistena; il gruppo marmoreo con
I Santi Alferio, Adiutore, Filippo Neri,
Francesco di Paola,
1924,
intorno ad un olmo in
bronzo, con due angeli in marmo in adorazione per il Santuario di Santa
Maria dell’Olmo a Cava dei Tirreni;
San Francesco d’Assisi,
1927, scultura a tutto tondo e a figura intera, per Reggio Calabria, nello
spazio antistante la Chiesa omonima; un
Ostensorio
in oro per il Congresso Eucaristico Regionale Calabrese di Reggio ( nel cui
Duomo è sistemato un monumentale Pergamo,
sorretto da una colonna di marmo cipollino ) ed un altro in argento,
1931,’32 per Gioiosa Ionica, nella Chiesa dell’Addolorata; la
Madonna del Rosario,
1930, per la Chiesa omonima di Cittanova; San
Paolo e
Santo Stefano di
Nicea,
1933, per la Cattedrale di Reggio Calabria, alla sommità della scalinata di
accesso. Fu molto attivo anche nell’arte funeraria, come testimoniano
L’Angelo,
in bronzo ( esposto a Londra nel 1884 ) della Tomba dei Campagna a
Schiavonea di Corigliano Calabro; ancora un
Angelo,
1900,
della Cappella Greco
di Cosenza; la Cappella French, 1900,
nel Cimitero di
Dublino;
Il ritratto dei genitori
nella Tomba di famiglia a Polistena; la Cappella Pesmazoglu, 1910/’14,
nel Cimitero di
Atene, con l’altorilievo Il mito di Demetra
sul fronte e due
Angeli
ai lati; il sepolcro
del Sen. Cocchia , con la
Mater Dolorosa,
1920, nel Cimitero di Napoli. Realizzò inoltre numerosi ritratti di
personaggi pubblici o famosi: Beethoven,
1895, per il Conservatorio San Pietro a Maiella, Napoli ed esposto alla 1a
Mostra Internazionale di Venezia dello stesso anno;
Gaetano Donizetti,
1897, in piazza Cavour a Bergamo; Giovanni
Nicotera, 1902, e
Nicola Amore,
1904, in piazza della Vittoria, a Napoli; Mons.
Sarnelli, a
Castellammare; Pietro Rosano,
1907, nella villa comunale di Aversa; Virginia
Mirelli, 1913, e la
Marchesa Maddalena Rossi,
1915, nel Museo San Martino di Napoli; Andrea
Cefaly e
Francesco Fiorentino
nella villa comunale
di Catanzaro ( ove sono collocati altri quattro busti marmorei );
Gioacchino Toma,
1922, nella villa comunale di Napoli; Domenico
Cimarosa, 1929, ad
Aversa; Umberto di Savoia Principe di Piemonte,
1934, nel Palazzo Reale di Napoli. Nel “salone rosso” del Palazzo della
Provincia di Reggio Calabria due Teste di
donna, una
raffigurante una dormiente e una raffigurante, forse, l’Italia; opere nel
Museo di Polistena. Sparsi in alcune piazze italiane suoi
Monumenti ai caduti,
realizzati spesso con una figura di Vittoria
variamente
interpretata: Stefanaconi, 1924; nel borgo di Marina Grande di Sorrento,
1926; Reggio Calabria, 1930, col Fante
e il
Guerriero
bruzi; Polistena,
1935, La Bellona,
una Vittoria
alata bronzea che
svetta sopra una roccia di pietra del Carso. In quest’ultima cittadina, in
una Chiesa, è situato un altare in marmo del SS
Sacramento, con il
sovrastante dipinto a olio raffigurante
L’Ultima cena;
mentre sulla facciata esterna della casa natale di Francesco Morani è
sistemato un medaglione marmoreo con l’effigie del suo maestro. Nella piana
di Gerace il
Monumento ai 5 martiri,
1928.** Una splendida Testa di Cristo,
altorilievo in marmo bianco, si trova nella Presidenza della Camera di
Commercio di Cosenza, catalogata un tempo come opera di anonimo e riportata
dal sottoscritto alla originaria paternità (articolo di Tonino Sicoli su “La
Provincia Cosentina” del 18 ottobre 1999).
< INDICE >
JERACE GAETANO
Polistena ( RC ), 1860 – Napoli, 1940
Fratello di
Francesco e di Vincenzo, compì gli studi all’Istituto di Belle Arti di
Napoli, allievo di Francesco Loiacono e rimanendo anche influenzato da
alcuni maestri del tempo, Pratella Caprile Rossano. Partecipò a varie
Promotrici napoletane ( 1883 - con l'opera A
Capri; 1891 - con
Un mattino; 1897 -
con Ricordo di Napoli;
1916 - con Marina di Vico;
1917 - con Dolce ombra
); all’Esposizione di
BBAA di Roma ( 1883 - con L’isola di Capri
e altre cinque opere;
1902 ); alla Mostra di Brera a Milano ( 1886 - con
Un vico di Napoli
); alla Mostra Nazionale di Bologna ( 1888 - con le opere
Portici
e
Sorrento
); all’Esposizione Universale di Anversa ( 1894 - con
Marina di Capri
). Fu presente
all’Esposizione organizzata in occasione del cinquantesimo anniversario
della Società di BBAA di Napoli del 1911 con tre
Paesaggi.
Su invito del Frangipane prese parte alla 1a Mostra d’Arte Calabrese
di Catanzaro del 1912 con l’opera Panorama di
Polistena dopo il terremoto;
e alle Biennali d’arte calabresi di Reggio Calabria ( 1920 - con tre
olii,
Paesaggio di Polistena,
Il castello di Baia,
La casa di Rosa;
1922 - con quattro opere, Marina del litorale
di Cuma,
Il castello di Baia,
Marina di Castellammare,
Lago d’Averno;
1924- con Capo Miseno;
1926- con Paesaggio
e
Marina di Procida;
1931- con quattro opere, Castello di Baia,
Marina di Baia,
Partenza per la pesca,
Marina di Posillipo;
1951, dopo la sua scomparsa, - con otto olii,
Capri,
Golfo di Napoli,
Veduta di Napoli,
Ulivi a Polistena,
e tre Paesaggi
). Fu presente alla mostra romana Pro cultura
fascista del 1930 con
un Marina di Baia
e a più mostre internazionali. Sue opere in collezioni pubbliche (
Roma, Palazzo di Montecitorio, Capri
) e private (
Il castello di Baia,
Cosenza, coll. privata ). Fu buon pittore di paesaggi e di marine, attento
agli effetti luministici della natura e trattò anche la figura umana;
occasionalmente fu anche scultore. Le sue opere furono particolarmente
acquistate da collezionisti stranieri.
< INDICE >
Marina di
Posillipo con isola di Nisida
Paesaggio con albero in fiore
olio su tavola - cm 37x27
olio su tavola - cm 42x47
JERACE VINCENZO L.
Polistena ( RC ), 1862 – Roma,
1947
Figlio di
Fortunato e di Maria Rosa Morani, artista a tutto campo, molto
versatile, fu un’originale figura di pittore, scultore ( uno dei maggiori a
cavallo fra Otto e Novecento), orafo, decoratore, architetto. In paese fu
mandato a bottega da un falegname; ma, trasferitosi a Napoli, frequentò
inizialmente lo studio del fratello Francesco, in via Amedeo, e poi
l’Istituto di Belle Arti allievo di Palizzi e Morelli e quindi di
Saverio Altamura. Completò poi la sua formazione con soggiorni a
Londra, in Belgio, in Olanda. Esordì all’Esposizione Nazionale di Torino del
1880 ( non aveva che diciassette anni compiuti ) con
Testa di somaro,
bronzo a grandezza naturale, Asinello e
coniglio ( un
esemplare a Polistena, Biblioteca comunale ) e
Maialino
( riproposto a Monaco di Baviera nell’83 ); mentre l’anno successivo fu
presente con quattro bronzi, Noli me tangere,
Ariete,
Somarello,
di derivazione palizziana, e un Vaso
alla Mostra di
Milano, che lo vide presente anche nel 1892, con
Giovane contadino con maialino
( che un critico ritenne essere “degno di un Cellini”) e nel 1906, con tre
disegni a sanguigna. Nel 1882 ebbe la Medaglia d’argento all’Esposizione
Nazionale di Palermo; nello stesso anno modellò un gesso, ora disperso, in
omaggio a Garibaldi, Il Leone d’Aspromonte,
opera che, esposta all’Esposizione di BBAA di Roma dell’anno successivo,
ottenne consensi e critiche in egual misura. Il monumento si sarebbe dovuto
collocare sul monte Sant’Elia di Palmi, da
poter essere veduto dal mar Tirreno,
secondo la volontà dell’autore; ma gli fu negata la commissione in granito.
Partecipò a varie Promotrici napoletane ( 1883 - con opere in bronzo e in
gesso; 1888 - con un bronzo, Neme,
e uno Studio
a sanguigna; 1890 -
con un bronzo e un camino; 1896 - con sei opere, tra cui le sanguigne
Studio di donna calabrese,
e Lilis,
un grande cartone, acquistato dal re Umberto I,
Tigre,
bronzo,
Fauna
e
Maialina, bronzi
argentati; 1897 - col bronzo La Vomerese
e una
Radiolaria,
vaso in marmo ); all’Esposizione Nazionale di Venezia ( 1884 - non ancora
Biennale Internazionale che vide la luce l’anno successivo, col camino
Decus pelagi *
,” Il decoro del mare
“, esposto due anni dopo alla Mostra di Brera a Milano ( assieme a un
Tacchino
e a un
Maialino
) alla Mostra di
Londra e nel ’90 alla Promotrice napoletana, prima di essere acquistato dal
Principe di Sirignano ( sullo scalone del cui palazzo napoletano sono
sistemati gli altorilievi in marmo Flora,
Fauna,
1889 ) e quindi, messo all’asta, dall’inglese Beauchman, oggi in collezione
privata a Norfolk, G.B.; 1887 - con una delle sue opere più celebri,
Ex cubitor,
figura simbolica donna-angelo-serpente, e ripresentata a Londra nel 1888 );
a quattro edizioni della Biennale di Venezia ( 1895 - con due sculture e
quattro disegni; 1897 - con due sculture; 1910 - con due sculture,
Tigre in agguato,
collezione Regina Margherita e Tacchino;
1928 - con una scultura ); e alle Mostre di Bruxelles, 1897, con l’opera
Tigre in agguato;
Barcellona, 1887, con La Maialina,
premiata con medaglia d’oro, Museo d’ Anversa, 1888, 1896, con vari
Studi
a sanguigna e alcuni
Vasi
in bronzo e in marmo, per uno dei quali ebbe una menzione ufficiale, 1910;
Torino, Esposizione di Arte Sacra, 1888, in cui gli venne conferita la
Medaglia d’oro; Anversa, 1894, mostra nella quale Jerace rappresentò
l’Italia assieme allo scultore chietino Costantino Barbella e al pittore
Giulio Aristide Sartorio e dove espose quattordici opere, tra cui alcune
sanguigne, Aurora,
Beatrix
e
Lea,
acquistata dal Re per il Palazzo Reale di Napoli, e la famosa
Radiolaria,
vaso in marmo, acquistato dal locale Museo di Arte Moderna; Vienna, 1896;
Roma, Esposizione “In arte Libertas”, 1902, con ben diciassette opere;
Torino, 1908, con due Ritratti
a sanguigna e una
Mensola;
Roma, 1911, con Dente per dente;
Milano, 1916, con Lonza dantesca,
Tigre in agguato
e
Aurora;
e, su invito del Frangipane, alla 1a Mostra d’Arte Calabrese, Catanzaro,
1912, con due sanguigne
ed uno
studio
di tipo muliebre
calabrese; e alle Biennali Calabresi di Reggio Calabria ( nel ’20 espose
La vigilanza,
Un calice,
L’olocausto
). Nel 1928 fu
presente alla Mostra Silana delle Arti popolari, San Giovanni in Fiore, con
la sanguigna
Osculater me,
acquistata l’anno successivo per lire 1300 dalla Provincia di Reggio
Calabria. Eseguì una decorazione
nel palazzo napoletano del Duca di Guardia Lombarda, tratta dagli “Amori
degli Angioli “ di Thomas Moore; tavoli in
bronzo e
altre decorazioni
in stile liberty per Villa Imparato, a Castellammare di Stabia e per Villa
Pierce, a Napoli ( poi appartenuta ad Achille Lauro ); per la chiesa della
SS Annunziata di Sabaudia una statua di
Cristina di Savoia.
Collaborò col fratello Francesco per alcune committenze (
Monumento a Francesco Fiorentino,
a Catanzaro; Monumento funebre al Barone
Francesco Compagna, a
Corigliano Calabro ). Si interessò altresì di architettura, realizzando
numerosi progetti ( studio londinese del pittore sir Fr. Leighton, 1920,
decorazioni
ed arredamenti
compresi ). Fu autore di vari Monumenti ai
caduti ( Lamezia
Terme – Nicastro, Rossano, Bevagna, Vibo Valentia, Sant’Andrea di
Conza, 1924, ove il monumento è sormontato dalla statua della
Giovane Italia
) e di opere d’arte sacra ( una
Statua del
Redentore, sul colle
dell’Ortobene, 1901, a Nuoro; e un altro al Santuario di Polsi, 1907, in
Aspromonte; un busto-ritratto di Pio X
nella sagrestia del
Duomo di Gerace; un Candelabro Pasquale
nel tesoro del Duomo
di Pompei; gli Evangelisti,
altorilievi in stucco alla base della cupola della Chiesa del SS Rosario di
Polistena; un Volto di Gesù
nel Duomo di Reggio
Calabria ). Fu più volte premiato e le sue opere si trovano in vari musei (
Pinacoteca di Dresda, Faunetta che allatta;
Galleria d’Arte Moderna di Roma, La figlia
Luisa, 1928;
Provincia di Catanzaro, Maternità,
altorilievo in gesso; Uffizi di Firenze,
Autoritratto,
carboncino, 1890 ) e in grandi collezioni private ( Regina Margherita,
Aurora italica
e Re Vittorio Emanuele III ). Molto interessanti sono le sue
Radiolarie
( disegni ispirati ai crostacei e alle piante esotiche e anche, con lo
stesso nome, vasi in ceramica, marmo, argento, dalle forme bizzarre ), come
anche le sue opere a sanguigna (Rubi,
La Pace,
Aurora italica,
Ritratto della moglie,1888),
tecnica che elevò a sua predominante. Molto pregiati i soggetti simbolisti
con personaggi femminili. Alla 2a Mostra d’arte di Polistena del 1955, nella
sala retrospettiva, furono presentate opere di pittura,
Testa di donna,
Castello di San Giorgio,
Paesaggio,
Pino di Cittanova
e di scultura, Busto di filosofo.
Oltre cinquecento opere sono sparse in Italia (a Polistena, nel Museo; ad
Anoia, nella nuova Chiesa parrocchiale due sculture,
Innocenza
e
Penitenza; nella
Biblioteca comunale di Reggio Calabria Il sogno,
1888, sanguigna su cartoncino e Ritratto di
Fanny Salazar, 1897,
sanguigna su tela
) e in tutto il
mondo: Canada, Cuba, Parigi, Inghilterra, Los Angeles, nel cui parco
monumentale è collocato il monumento in marmo
Sinite parvulos venire ad me.
Secondo il Bargellini Vincenzo Jerace fu in qualche maniera il
corrispondente in scultura del Palizzi pittore. Fu socio onorario
dell’Istituto di BBAA di Napoli e socio corrispondente della
Secessione
di Monaco di Baviera.
Per un certo periodo assunse anche la direzione dell’Istituto
Magistrale “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, portandovi una ventata di
freschezza facendo disegnare dal vero le oltre quattrocento allieve.
Pubblicò un volume di critica, La donna nelle
opere di Michelangelo,
Giannini editore, Napoli.
< INDICE >
LA
MONACA FRANCESCO
Catanzaro, 1882 - Washington, 1937
Pittore e scultore, nacque da Antonio, falegname e da Rosaria Cristallo,
filatrice. Compì gli studi tecnici nella sua città e all’età di diciannove
anni si arruolò in fanteria, ottenendo la nomina a sottotenente, il più
giovane ufficiale d’Italia. Nel 1903 tentò inutilmente di ottenere una borsa
di studio, per cui decise di emigrare a Parigi, dove frequentò la Scuola di
Belle Arti, allievo di Thomas e di Injalbert. Per continuare negli studi fu
costretto a lavori manuali, fece l’imbianchino il muratore il falegname.
Conobbe e divenne amico di Picasso Matisse Modigliani, rimanendo tuttavia
distante dalle loro esperienze. Superato il periodo di studi, entrò, 1908,
nella fase creativa del suo lavoro, esponendo la Danzatrice. L’anno
successivo già espose al “Salon des artistes français”, che lo vide presente
in numerose edizioni : 1911 - con La povertà; 1912 - con La vittoria di
David, che ebbe la Menzione onorevole e Napoleone a cavallo; 1913 - con Gli
eroi del mare, per cui ricevette la Medaglia di bronzo; 1914 - con L’ultimo
sforzo; 1920 - con Il dolore ( detto anche Grande nudo femminile ),
Solitudine e Amore disarmato; 1923 - con due Ritratti; 1924 - con un Busto;
1927 - con Faunesse envirée; 1930 - con La Baccante. Nel 1911 inviò all’
Internazionale romana l’Orfanella. Nel 1914 si recò a Londra, fu ricoverato
in ospedale ( soffriva spesso di ulcera gastrica ) e tentò di aprire uno
studio. Tornato a Parigi, 1915, cominciò a dedicarsi anche alla pittura,
collaborando, come corrispondente di guerra, con L’Illustrazione, firmando i
disegni con lo pseudonimo di Lémoine. A Venezia nel ’20 espose un olio,
Testa d’uomo. Nel 1921 partì per gli Stati Uniti, dove conobbe alterne
fortune; per cui decise di ritornare in Europa, a Londra, dove aprì uno
studio e realizzò i Ritratti delle maggiori personalità del tempo, G.B.ShaW,
L’Arcivescovo di Canterbury e molti altri, che espose alla Fine Art Gallery.
La mostra, composta da trentaquattro opere in bronzo e marmo, realizzate in
appena cinque mesi, ebbe un successo enorme, tanto da essere ripetuta in una
sede pubblica, il Municipio di Eastbourne. L’artista venne considerato il
maggior ritrattista del tempo. In questo periodo espose in molte città della
Costa Azzurra, a Parigi ( Galleria Lambert ), Deauville, Biarritz,
Bruxelles; Paris-soir gli dedicò un articolo in prima pagina. Alla mostra
dello Sporting-club di Parigi del 1927 venne intervistato dalla scrittrice
Emilia Cardona, Milly, per conto della Gazzetta del Popolo. Cinque sculture
di animali esotici furono riprodotte in un numero non conosciuto di
esemplari, per soddisfare le tante richieste. Operato di ulcera, 1928,
trascorse la convalescenza in Bretagna, dipingendo opere che espose a
Roubaix e alla Galleria Charpentier di Parigi. Nel ’30 dipinse il famoso
quadro Signora in pelliccia di lontra, che raffigurava la scrittrice E.
Cardona, che nel frattempo aveva sposato il celebre pittore Giovanni Boldini
e che, rimasta vedova, divenne sua moglie ( 1932 ). Nello stesso anno aprì
uno studio a Roma, in piazza Sallustio, eseguendo numerosi ritratti e la
scultura La contadina lombarda, che espose alla Exhibition of the Royal
Academy di Londra e al Royal Institute of Fine Arts di Glasgow. Nei Musei
Vaticani di Roma è collocato il Ritratto di Pio XI, 1933. Nel ’35 realizzò
il Monumento a Leonardo, ora ad Amboise. Leonida Repaci nel 1936 pubblicò
sull’ Illustrazione Italiana un importante articolo sulla sua opera. Nello
stesso anno fu presente alla Mostra romana delle Arti nel Lazio, con una
scultura, e compì viaggi a Roma, Firenze, Città di Castello, ove dipinse la
campagna umbra nei suoi molteplici aspetti. Morì a Washington, dove si era
recato per eseguire il ritratto al Presidente degli Usa, Franklin D.
Roosevelt, nella notte tra il 4 e il 5 febbraio all’Hotel Mayflower. La sua
salma, trasportata a Parigi, ricevette onori ufficiali e il saluto di
artisti, gente di cultura e semplici cittadini. Per volontà della vedova fu
tumulata a Neully e sulla tomba fu sistemata la scultura Bernadette. Lett.:
Bénézit; Vollmer; Panzetta.
< INDICE >
MARTELLI ACHILLE
Catanzaro, 1829 - Avellino ? ( Bagnoli Irpino, AV, ?
), 1903
Trasferitosi a Napoli, prese parte ai moti del ’48. Fu allievo di
Giuseppe Mancinelli e di Filippo Palizzi alla Scuola di nudo e assiduo
frequentatore dello studio, al vicoletto di San Mattia, di Andrea Cefaly,
assieme a Domenico Morelli, Michele Tedesco, Michele Cammarano, Achille
Talarico e altri giovani artisti. Il suo esordio avvenne alla Mostra
Borbonica di Napoli del ’59, con Ritratto virile in uniforme. Fu poi
presente alla Mostra Nazionale di Firenze del ’61 con le opere, L’alloggio
di un garibaldino, Il racconto dell’ospite garibaldino, premiata con
medaglia d’argento, Scena di famiglia; alle Promotrice di Belle Arti di
Napoli ( 1862, con la tela presentata a Firenze, Il racconto dell’ospite
garibaldino, acquistata dal locale Municipio, ma di cui non si ha più
traccia; 1863, con La primavera della vita; 1864, con La povera cieca; 1866,
con l’opera Don Chisciotte nell’osteria ha creduto di ammazzare un terribile
gigante, che fu premiata e altra sullo stesso tema; 1869, con Oh tempora! Oh
mores, Catanzaro, Museo Provinciale, riproposta alla Mostra Nazionale di
Parma del 1870, tema che nel ’78 l’artista riportò in maiolica su placca
rettangolare; 1873, con Il duetto e I perditempo, opere poi acquistate dal
Museo Provinciale e dalla Provincia di Napoli; 1881, con due tele, Le
paurose e Il cliente, Napoli, Amministrazione Provinciale e con opere in
ceramica, tra cui un Costume e due copie, da Palizzi e da Velasquez; 1888 );
alle Mostre di Torino, 1863, 1865; Genova, 1864. Nel 1873 visitò
l’Esposizione Universale di Vienna, rimanendo colpito dalla bellezza delle
ceramiche del marchese Ginori ( erano gli anni in cui lavorava nella
fabbrica di Doccia, come direttore, il calabrese Giuseppe Benassai ), tanto
che, su sollecitazione del Palizzi e del Lenzi, cominciò a dipingere su
ceramica e ad inviare alle varie Esposizioni successive a quella data sia
dipinti che maioliche ( all’ Esposizione Nazionale di Napoli del 1877 inviò
Maioliche dipinte, tra cui La mietitura e la tela L’oroscopo amoroso,
Avellino, Amministrazione Provinciale; alla Mostra di Torino del 1880 gli
Otto oggetti di ceramica; alla Mostra di Milano del 1881 altre ceramiche,
tra cui una statuetta, Giuoco infantile ed anche un bronzo, Sorriso
d’innocenza; alla Mostra Industriale di Torino del 1884 ). Nel 1882 si
trasferì ad Avellino, città in cui diresse la Scuola d’arte “Paolo Anania De
Luca”, aperta dalla Camera di Commercio e dove, l’anno successivo, pubblicò
il volume “Elementi pratici del disegno geometrico – lineare per le scuole
elementari e serali”. Dipinse ritratti e opere di genere, molte delle quali
ad Avellino, Amministrazione Provinciale ( La paurosa, M’ama?…non m’ama?,
Prima del veglione, Piatto decorato con la riproduzione dei “Bevitori” di
Velasquez ) e nel comune di Bagnoli Irpino ( ove nel frattempo si era
trasferito e di cui sindaco era il suo amico pittore Michele Lenzi, dal 1878
e fino alla morte, mentre egli lavorava come usciere al comune ).A
Catanzaro, nel Museo Provinciale, le opere Paesaggio con figure di popolane
e Attesa. Ben 43 sue opere ( tra cui Piccoli suonatori, Il pittore nelle sue
funzioni, Autoritratto (della giovinezza), Autoritratto, Processione,
bozzetto, In attesa , Ritratto della sig.ra Leone, Ritratto del comm. Leone,
Sul viale ) furono esposte alla 1a Mostra d’Arte Calabrese, Catanzaro, 1912;
e altri suoi lavori furono presentati alle Biennali Calabresi di Reggio del
1920 e del 1931. Lett.: M. Della Rocca; A. De Gubernatis; Thieme / Becker;
Pittori e pittura dell’Ottocento italiano, DeAgostini; La Pittura Napoletana
dell’Ottocento, Pironti.
< INDICE >
MAZZIA ANGELO MARIA
Roggiano Gravina ( CS ), 1823 - Napoli, 1891
Figlio di Francesco Antonio
e di Raffaella Paladino, compì i suoi primi studi, di rettorica nel
seminario del suo paese, e di veterinaria. Ma, ottenuto un sussidio dal
Comune, si iscrisse all’Istituto di Belle Arti di Napoli, ove ebbe a maestri
il vecchio ed austero Cammarano e successivamente Costanzo Angelini e
Camillo Guerra. Cominciò a farsi conoscere esponendo alle Mostre Borboniche:
del ’45, col quadro La Madonna,
che secondo alcuni gli fruttò una Medaglia d’argento; e del ’48, con l’opera
L’Abate Gioacchino,
per la quale ebbe effettivamente la Medaglia. Nel 1847 eseguì il
Ritratto a Gian Vincenzo Gravina,
Roggiano Gravina, sala del Consiglio Comunale; probabilmente dello stesso
anno è il Ritratto di Ferdinando Balsano,
Roggiano, collezione Limido; mentre del ’50 è il
Ritratto di Torquato Tasso,
già coll. Enrico Salfi e ora a Cosenza, Biblioteca Civica. Altri suoi primi
lavori furono Omero al sepolcro di Ettore
( o di Achille
), 1843, esposto a Napoli nel ’51, Cosenza, Biblioteca del Consiglio
dell’Ordine degli Avvocati e San Sebastiano
dopo il martirio,
esposto alla Mostra del ’55. Nel ’60 vinse il concorso per la Cattedra di
Disegno elementare all’Istituto d’Arte e nel ’61 divenne assistente di
Raffaele Postiglione. Nel 1871 pubblicò un volumetto dedicato agli alunni di
BBAA; mentre l’anno successivo passò a insegnare Disegno all’Istituto
superiore di Agricoltura di Portici. Dai quadri sacri (
L’Assunta
e Santa Cristina sorpresa dal padre mentre
dispensa ai poveri gli Idoli infranti,
esposti a Napoli nel 1859; il primo, premiato con Medaglia d’oro, Napoli,
Cappella del Palazzo Reale; il secondo a Caserta, Palazzo Reale, catalogato
come San Camillo
! ), passò a dipinti
romantici ( La vergine delle catacombe,
Napoli, Pinacoteca di Capodimonte; Il sangue
del martire, Napoli,
Avvocatura dello Stato, opera esposta alla Promotrice Napoletana del ‘62 );
a quadri storici ( Carlo V e Clemente VII a
Bologna, 1864 ) e a
temi danteschi ( Dante nella bolgia degli
ipocriti, quadro
acquistato dal prefetto Profferio nel 1866 e
Dante che dalla luce guarda Roma nelle tenebre,
presentato all’Esposizione di Brera, a Milano, nel 1872 e riesposto alla
Mostra Universale di Vienna del 1873 e poi ancora alla Mostra Nazionale di
Napoli del ’77 e alla 2a Mostra Calabrese d’Arte Moderna di Reggio Calabria
del 1922 e del quale Luigi Settembrini scrisse come di “opera nobilissima”
in una lettera pubblicata sul “Piccolo” di Napoli del 22 luglio 1872 ). Fu
inoltre autore di una galleria di Ritratti di
professori
dell’Istituto di Belle Arti del capoluogo campano (
Costanzo Angelini,
1854, e altri ) e ivi conservati. Alla 1a Mostra d’Arte Calabrese,
Catanzaro, 1912, furono presentate dodici opere:
Omero al sepolcro di Ettore,
1843 e bozzetto
dell’opera;
San Sebastiano dopo il primo martirio
( bozzetto di un grande
quadro eseguito e premiato con medaglia d’oro all’Esposizione Napoletana del
’59 ), Dante in esilio
( bozzetto per il pensionato artistico, 1856 );
Dante che dalla luce guarda Roma nelle tenebre
( bozzetto del grande quadro
eseguito ); Ritratto di Vincenzo Lettieri;
Ritratto della signora S.,
1876; Ritratto di Costanzo Angelini,
1854; Autoritratto,
1889; Bozzetto del Purgatorio;
e una fotografia. Sue opere nella Chiesetta dell’Annunziata di Morano; nella
Chiesa del Carmine di Cerisano e in quella di Santa Maria della Strada di
Roggiano. Mentre molti dizionari riportano la data del 1890 come anno della
morte, il Guzzolino, op. cit., avendo visitato la tomba del Mazzia nel
cimitero di Poggioreale di Napoli, ove è posta una lapide, indica
correttamente come data il 22 gennaio 1891, confermata anche da
un’altra lapide posta sulla casa natale del pittore. Sue opere nella
rassegna
Rubens Santoro e i pittori della Provincia di
Cosenza tra Otto e Novecento,
Corigliano Calabro Aieta Rende, 2003. Lett.: De Gubernatis; Giannelli;
Thieme / Becker; Pittori e pittura dell’Ottocento italiano,DeAgostini; La
Pittura Napoletana dell’Ottocento, Pironti.
< INDICE >
MIGLIACCIO ANTONIO
Girifalco ( CZ ), 1830 - 1902
Dopo il conseguimento di una laurea in scienze matematiche e fisiche e
di una seconda in lettere e filosofia, 1853, frequentò l’Accademia di Belle
Arti di Napoli, amico di Michele Lenzi e di Andrea Cefaly, del quale
frequentava lo studio napoletano del vicoletto di San Mattia, assieme ad
Achille Martelli, Michele Cammarano, Domenico Morelli, Michele Tedesco ed
altri giovani pittori. Tutti questi artisti erano pervasi da spirito
liberale antiborbonico e con loro il Migliaccio prese parte alle guerre
risorgimentali. Patriota garibaldino, combattè col generale Francesco Stocco
e seguì il generale in diverse battaglie. Esordì nel ’59 alla Mostra
Borbonica di Napoli, l’ultima, con l’opera Amore e speranza, ottenendo una
Medaglia d’argento di seconda classe. Fu presente alla Mostra Nazionale di
Firenze, del 1861, con le opere Scena domestica e Un garibaldino ferito (
Napoli, Museo di Capodimonte); questa seconda opera fu ripresentata alla 1a
Promotrice di BBAA di Napoli del 1862 assieme a Amore non ha riposo, Una
povera famiglia, Racconto infantile e Lo studente al 15 del mese (Napoli,
Museo di Capodimonte). Partecipò alla Mostra Universale di Londra dello
stesso anno ottenendo una Medaglia d’argento; e a due altre Promotrici
Napoletane (1863- con La Casa del povero; 1869- con Costume di contadina
calabrese, Ritratto, La carità evangelica). Fu pittore di genere, ma dipinse
altresì interni con figure e scene familiari e ritratti. Si occupò anche di
politica (fu per lungo tempo sindaco di Girifalco), scrisse poesie e insegnò
in alcune scuole, in una delle quali ebbe l’incarico di direttore. Alla 1a
Mostra d’Arte Calabrese, Catanzaro, 1912, furono esposti sette suoi olii:
Una cucina, Caccia, Asinello ( da Palizzi ), L’elemosina, Tipo orientale, Il
cane ammalato, Il focolare; mentre alla 6a Mostra Calabrese d’Arte e
dell’Artigianato, Reggio Calabria, 1931, furono presentati Studio di natura
morta, La polenta, Scena di genere. Molte le opere prodotte; da ricordare:
L’artista morente, Il maestro elementare, La mandolinista (collezioni
private calabresi), Ritratto della Regina Margherita, Ritratto di donna,
Ritratto di fanciullo, Ritratto d’uomo, La convalescente, Maternità, Scena
invernale, Fichi d’india, Bassorilievo con autoritratto, Natura morta,
Natura morta con beccacce (Girifalco, collezione Migliaccio), Garibaldini
all’osteria, Il 2 di ottobre (Napoli, Museo di Capodimonte). Lett.: Pittori
e pittura dell’Ottocento italiano, DeAgostini; La Pittura Napoletana
dell’Ottocento, Pironti.
< INDICE >
MILANESE ( MILANESI ) ROCCO
Melicuccà ( RC ), 1852 - Napoli, ? ( Roma ? ), dopo
il 1922
Scultore e ceramista. In un primo tempo studiò a Napoli all’Istituto di
Belle Arti, si trasferì poi a Roma dove frequentò la Scuola di Anatomia per
interessamento dello scultore Giulio Monteverde. Per un anno fu nello studio
di Achille d’Orsi. Probabilmente ritornò a Napoli, o per lo meno visse più
anni nella città, se Mattia Limoncelli in una conferenza del 1937 al Circolo
Artistico ( Napoli nella pittura dell’Ottocento, opera citata ) disse che
Milanese era uno degli “argomenti preferiti” del pittore Luca Postiglione.
Espose a otto Promotrici napoletane ( 1876; 1882, con due opere, Pescatore,
bronzo, acquistato dalla stessa Promotrice, e Testina, acquistata dal Duca
di San Donato e ottenendo gli apprezzamenti lusinghieri del “Pungolo”; 1884,
con Primo dono, bronzetto, lodato dal “Corriere del Mattino”; 1885, con
Danzatrice, acquistata da tenore Masini; 1886, con Testa di frate, un tempo
proprietà del Banco di Napoli; 1887; 1889, con La zingara, Ritratto di
signora, Contadino che ritorna alla campagna, acquistato dalla Principessa
di Siringano; 1922 ); alla Promotrice di BBAA di Torino del 1882 (
Pazzariello e Graziella, bronzi ) e a Venezia nel 1887, a Bologna e a Londra
nel 1888, a Milano nel 1900 e 1906 ( con Sogno di una Venere), a Roma nel
1907, alla prima Biennale di Napoli del 1921 ( Tranquilla, Monaco, Demagogo
). Nel Cimitero di Vicenza due grandi busti. Nell’ asta Christie’s di Roma
del 21 novembre 2000 è stato battuto un Busto di pescatore, bronzo a patina
scura, di cm 26,5 , con provenienza da “importante raccolta di scultura di
Scuola Napoletana” e ora in collezione privata a Cosenza, che pur essendo
stato soltanto attribuito, per le caratteristiche intrinseche all ‘opera (
fusione coeva, tematica, riferimenti stilistici ad altre opere dell’autore,
provenienza ed altro ) è certemente opera di Milanese. Lett.: De Gubernatis;
Giannelli; Thieme / Becker; A. Panzetta, Dizionario degli Scultori Italiani
dell’Ottocento e del primo Novecento, Allemandi, Torino, 1994.
< INDICE >
Busto di pescatore,
att. bronzetto, h cm 26
MONTELEONE ALESSANDRO
Taurianova ( RC ), 1897 - Roma, 1967
Fu scultore, ma negli ultimi anni esercitò anche e sopratutto la
pittura, che aveva praticato da giovane, dipingendo oltre trecento opere tra
tele e monotipi. Alla Mostra Calabrese d’Arte Moderna di Reggio Calabria del
1920 inviò alcuni gessi e opere pittoriche, figurando in catalogo come
pittore; nel ’22 fu presente con tre gessi, Mastro Peppe, Ritratto e
Bozzetto di medaglia. Visse a Roma, città in cui si trasferì nel 1920,
entrando nello studio di Mistruzzi. Nella capitale divenne titolare della
cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di via Ripetta, dopo aver
insegnato in quella di Napoli. Sin dai primi anni venti partecipò alle
maggiori esposizioni nazionali ( Mostra Amatori e Cultori di Belle Arti di
Roma: 1923; ’26; ’27; ’29 ); Mostra Sindacato Interprovinciale Fascista di
Belle Arti di Roma: 1929; ’30; ’31; ’32; ’33; ’35; ’36; ’37; Mostra
Interprovinciale del Sindacato Fascista di Belle Arti di Reggio Calabria,
1934, con sala personale; Mostra di Artisti Italiani a Budapest, 1935; 3a
Mostra Sindacale d’Arte della Calabria, Catanzaro, 1936; Biennale di
Venezia: 1936, con una scultura; 1940, con mostra personale, comprendente
diciotto opere; 1942, con una scultura; Quadriennale d’arte di Roma: 1931,
con l’opera Ammiraglio; 1935; 1939; 1943; 1951 / ‘52 con due bronzi,
Ritratto e Frammento e due cere, Ritratto di ragazzo e Vescovo morto; 1956 /
‘57; 1959 / ‘60; 1965 / ’66; Premio Verona, 1943, presente con un grande
gesso, Crocifissione di San Pietro e due bronzetti, Madonnina e Ragazzo
napoletano; IX Biennale Calabrese d’Arte di Reggio Calabria, 1949, con tre
bronzi, Ritratto, Mietitrice, I Pastori; numerose Mostre d’Arte sacra ) e
ordinò personali nelle maggiori gallerie d’arte in Italia: Milano, 1931 -
Galleria Pesaro; 1955 - Galleria Montenapoleone; Roma, 1947 - Galleria
Giosi; 1954 - Galleria delle Carrozze; 1956 - Galleria Anthea; e all’estero:
Parigi, 1953 - con opere di pittura e scultura. Fu vincitore, in
collaborazione con Francesco Nagni, di una Porta di bronzo per San Pietro, a
Roma, e sue opere si conservano in numerose Chiese e altri edifici della
Capitale ( Chiese di Sant’ Eugenio, La Pace , La Giustizia e Sei angeli,
1954; Sant’Antonio, Busto del santo, 1957; San Giovanni Bosco, Due
bassorilievi e Gli Angeli, 1956; sulla facciata della Chiesa dell’Eur Il
Martirio di San Pietro,1939; Convento Beta, Crocefisso, 1960; Tomba
Fazzolari, La Deposizione, 1949; collezione Vaticana, Gesù nel tempio, 1962,
bronzo, cm 171 x 176 ); a Rodi, in Grecia, San Giorgio a cavallo, 1937,
bassorilievo in bronzo; Madonna col Bambino, 1937; Crocefisso; San
Francesco; Annunciazione; Battesimo di Cristo; San Maurizio; opere tutte del
1938; altra statua bronzea di metri 4 di San Francesco, 1939; in Calabria (
Reggio Calabria - nel Duomo la Cattedra arcivescovile, in marmo e i
Monumenti sepolcrali degli arcivescovi Mons. Enrico Montalbetti, 1948 e
Mons. Antonio Lanza,1961; e in città Monumenti a Garibaldi, 1950 e Corrado
Alvaro, 1965; Pannelli sulla facciata della Cassa di Risparmio, 1953; La
Pala e L’Altare della Madonna della Consolazione nel Santuario
dell’Eremo,1964; bassorilievo marmoreo, sintetizzante i “Fasti di Reggio e
della Calabria” a palazzo Foti, sede dell’Amministrazione Provinciale; Santa
Sofia Alessio - Stele, 1967; Soriano - nella Chiesa di San Domenico un
grande Fastigio, in bronzo, 1958; Palmi - L’Altare di San Rocco, 1963 ); a
Milano - nella Chiesa del Corpus Domini San Giuseppe e Gesù
adolescente,1930; a Monza - Sculture nel Cimitero urbano; ad Amatrice – una
Fontana monumentale, Diana, 1936; nell’Istituto Femminile San Giovanni
Battista e San Giovanni Evangelista, 1935; nella Chiesa un grande
bassorilievo I Pastori; a Bari - nella Chiesa di San Nicola Le Formelle per
la via Crucis e L’incontro con la madre; nel Palazzo della Posta dei
Pannelli decorativi in bronzo, 1934; nella Chiesa di Dalmine, Bergamo, Il
Redentore, in bronzo,1937; a Loreto - Monumento a Giovanni XXIII; nelle
Filippine tre Porte in bronzo per la Basilica di Manila, 1959; grande statua
dell’ Immacolata nell’Illinois, Usa. Fu membro dell’Accademia di San Luca,
dell’Accademia Pontificia del Pantheon, della “Clementina” di Bologna, delle
“Arti del disegno” di Firenze. Leonida Repaci, a proposito di Monteleone, a
cui dedicò un’importante monografia, scrisse di “rabbia creativa che dà alla
sua scultura un ritmo stimolante”. Nella Galleria Comunale d’Arte Moderna,
Roma, una Testa femminile, bronzo, h. 49 centimetri. Sue opere nella
rassegna La Divina Bellezza, Complesso del San Giovanni, Catanzaro, 2002.
Lett.: Enc. Seda; Vollmer; Rosanna Malaspina, in Figurazioni del Sacro; A.
Panzetta, Dizionario degli Scultori Italiani dell’Ottocento e del primo
Novecento, Allemandi, Torino, 1994; Arte a Napoli dal 1920 al 1945, Gli anni
difficili, Electa, Napoli, 2000.
< INDICE >
Monteleone - olio
MORANI VINCENZO
Polistena ( RC ), 1809 - Roma, 1870
Pittore di formazione accademica, basata sulla tradizione classica dei
modelli raffaelleschi e seicenteschi, fratello di Domenico e di Francesco e
figlio di Fortunato, da lui ereditò l’istinto innato all’arte. Il cognome
originario era Morano, ma Vincenzo lo cambiò per due ordini di motivi:
intanto perché al tempo grandi artisti ( Camuccini, Donizetti e altri )
avevano la desinenza finale con la vocale i e poi perché spesse volte i
fratelli firmavano assieme le opere ed erano conosciuti nell’ambiente
artistico come “ i Morani ”. Sin da fanciullo cominciò a disegnare figure
sulla carta e a modellare statuette di creta, dimostrando doti notevoli, per
le quali fu mandato a spese del comune a studiare disegno a Napoli. Qui
abitò inizialmente all’Albergo dei Poveri e poi a casa del medico Francesco
Rocca, suo compaesano, che lo presentò al generale Nunziante per la cui
intercessione re Francesco I di Borbone gli concesse una pensione mensile di
nove ducati. Si iscrisse dunque, nel 1828, alla scuola di Costanzo Angelini
e all’Istituto di Belle Arti, divenendo allievo del Cammarano. Dal 1830 (
anno in cui i padri Benedettini gli affidarono l’incarico di eseguire il
grande affresco Urbano II mentre si reca alla Cava, accompagnato da Ruggero
principe di Salerno, scende da cavallo e scalzandosi chiede a tutti di fare
come lui per venerare il luogo abitato dai Santi ) al 1857 lavorò come
pittore-decoratore all’Abbazia benedettina di Cava dei Tirreni e affrescò le
volte della navata con scene della vita di Cristo, San Placido, San
Benedetto, Santa Felicita, Sant’Algerio; le stanze adiacenti con scene
bibliche e benedettine ed episodi della storia dell’abbazia; la cupola del
Tempio con I 24 seniori dell’Apocalisse davanti al Re Padre. In questa
città, nel 1832, conobbe il grande romanziere Walter Scott, del quale di
nascosto aveva eseguito il profilo, disegno che riportato in litografia fu
venduto a beneficio dell’autore, che aveva rifiutato il compenso. Lo
scrittore lo presentò alle più distinte famiglie inglesi residenti a Napoli,
presso le quali egli dipinse una serie di ritratti. Nel 1833 espose al Museo
Borbonico di Napoli e l’anno successivo all’Esposizione di quella città fu
presente con le opere Armeno che porge la corona ad Ester, Angelica e Medoro
e Il padre del Figliol Prodigo, quest’ultimo premiato con medaglia d’oro.
Sempre nel ’34 concorse per la pensione con l’opera Archimede all’Istituto
Farnese di Roma, città in cui lavorò su temi di carattere mitologico (
Storia mitologica, Psiche rapita da Zefiro, Apollo e Teti , San Giovanni
Battista che rimprovera Erode ed Enea che riceve le armi da Venere, opera
ultima esposta nel ’39 a Palazzo Farnese ), storico ( Raffaello e la
Fornarina ), sacro ( Battista ed Erodiade, Napoli, Capodimonte; La Madonna
del Carmine, per una confraternita di Anoia ), risentendo l’influenza del
nazareno Overbeck , e dove divenne docente all’Accademia di Belle Arti.
Nella capitale il principe Marino Torlonia gli diede l’incarico di
affrescare il Palazzo, in concorrenza col Camuccini e col Carta, e Morani vi
realizzò una serie di affreschi, terminati verso il 1842: sulla volta Il
Padre Eterno, nelle lunette Angeli Musicanti ed episodi della Vita di Mosè,
nei pennacchi I Quattro Profeti Maggiori e i loro simboli, nell’abside Il
Salvatore adorato dagli Angeli. Successivamente un altro Torlonia, il
principe Alessandro gli commissionò l’incarico di dipingere l’Apollo che
riceve doni e omaggi dalle Muse per il Palazzo di piazza Venezia. Prese
parte a varie Biennali Borboniche: 1835- con due opere, Ritratto di Pasquale
Borrelli e il bozzetto della Morte di Archimede; 1837- con La creazione di
Adamo e Davide ( Napoli, Museo di Capodimonte ); 1839- con Venere che reca
le armi ad Enea e San Giovanni, Erode ed Erodiade ( anche quest’ultimo a
Capodimonte ); 1845- con La Sacra Famiglia ( Napoli, Reggia ); 1851- con Il
riposo della Sacra Famiglia e Visita di Pietro Bembo a Raffaello. Nel 1862
inviò all’Esposizione Universale di Londra le opere Dante e Beatrice
incontrano Piccarda e la Regina Costanza e Costumi romani; mentre nel ’70
prese parte all’Esposizione d’arte cristiana a Roma, con un bozzetto, I
dottori dell’Ordine Benedettino e due tele, La barca miracolosa e Il riposo
in Egitto, per una delle quali vinse la medaglia d’oro. Papa Pio IX gli
commissionò due quadri da inviare al Concilio di Calcedonia, San Gregorio
Illuminatore e San Leone Magno; il Re di Napoli Ferdinando II di Borbone gli
commissionò il Gesù Cristo ( Gaeta, Chiesa di San Francesco ), per il quale
ebbe un premio in oro di 1a classe. Quattro sue opere, Dante : canto III del
Paradiso, acquerello; Ritratto di Walter Scott, abbozzo; Ritratto del comm.
Florimo; Ritratto di Francesco Florimo seniore furono esposte a Catanzaro,
1a Mostra d’Arte Calabrese, 1912; e numerosi bozzetti alla Biennale di
Reggio Calabria del 1920. Il Frangipane scrive anche di due album di disegni
di carattere sacro e storico, risalenti agli anni 1849-’60: Testa del
Redentore, Profilo di San Gaetano, Cristo fra gli Apostoli, Gesù risuscita
una morta, Gregorio VII salvato dal Guiscardo. Suoi affreschi nella Cappella
del Monastero dei padri Benedettini di Roma; nella Chiesa del Camposanto
nuovo di Napoli la tela La Crocefissione; nel Duomo di Capua i Dieci Santi;
nella Basilica di San Paolo fuori le Mura di Roma San Paolo battuto con le
verghe per ordine del magistrato della città di Filippi, la settima opera
della navata di crociera; nella chiesa di San Giorgio a Morgeto I Profeti; a
Roma, in Santo Spirito, un dipinto nel frontone, La Regina per migliorare ed
accrescere le manifatture di S.Leucio adopera la sua voce e la sua mano,
realizzato per le esequie di Maria Cristina di Savoia. Fu un eccezionale
ritrattista, come si evince dalle numerose opere rimaste ( Ritratto di
Ersilia Morani, Frascatana, Ritratto della principessa Colonna, Ritratto
della Marchesa Avati della Posta, Ritratto della Ristori al naturale,
Ritratto della contessa Persico di Venezia, Ritratto della principessa
Gerace, Ritratto del cardinale Riario Sforza ). Si conoscono anche alcuni
suoi disegni ( Madonna che allatta il Bambino di Pacecco De Rosa, Due putti,
tavola della scuola di Leonardo Da Vinci ), incisi dal Lasinio. Nel Museo
del Folklore, a Roma, l’opera Pranzo in campagna, che alcuni testi riportano
trovarsi nella Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma, galleria che
invece ci informa ( lettera del 28 ottobre 1998 ) di conservare
L’incoronazione di Ester, cm 295 x 200, lascito del Principe Don Fabrizio
Ruffo, 1920. Nel Museo di Roma, a Palazzo Braschi, la piccola tela Apollo
che riceve doni dalle Muse, 1842, modello di una più grande che decorava una
sala di Palazzo Torlonia a Piazza Venezia. Lett.: Emilio Lavagnino, L’Arte
Moderna, Utet, Torino, 1956; M. Monteverdi; Pittori e pittura dell’Ottocento
italiano, DeAgostini; La Pittura Napoletana dell’Ottocento, Pironti.
< INDICE >
PETRUOLO SALVATORE
Catanzaro, 1857 - Napoli, 1942
Si trasferì nel 1872 a Napoli, ove frequentò l’Istituto di Belle Arti,
allievo di Gabriele Smargiassi e di Achille Carrillo. Esordì giovanissimo
alla XI Promotrice Napoletana del 1874 con l’opera Nisida, affermandosi ben
presto con l’esecuzione di marine e paesaggi, che rivelano la discendenza
della Scuola di Posillipo e di Edoardo Dalbono. Nel 1876 ebbe un premio per
l’opera Veduta di Capodimonte, o anche Vallone di cervi ( Napoli, Galleria
dell’Accademia ). Fu presente a numerose Promotrici Napoletane ( 1875 - con
Nelle nostre paludi; 1876 - con Marina del Carmine e Nel burrone; 1880 - con
Il mese di novembre; 1881 - con Dintorni di Parigi; 1883 - con Capri; 1885 -
con Amalfi e Sulla spiaggia; 1897 - con tre acquerelli; 1904 - con due
acquerelli e un pastello; 1911 - con Dintorni di Napoli; 1912; 1914; 1915 /
16; 1916 / 17 ); alla mostra Nazionale di Napoli del 1877 ( con Sul
cominciar di primavera ); alla Mostra di Milano ( 1878 - con L’incontro del
padre confessore; 1884 - con Atrani - provincia di Napoli e Da Napoli a
Capri ); alla Esposizione Generale di Torino del 1898 ( con Un palio a
Granada e Tramonto nel palazzo di Pilato a Siviglia ) e a mostre all’estero:
in Spagna, ove compì alcuni viaggi, e all’Esposizione Italiana di Londra del
1888 ( con Collina di Posillipo ). In questa città soggiornò più tempo,
organizzò diverse personali e conobbe il Duca e la Duchessa di Edimburgo,
che dopo aver acquistato La collina, lo invitarono nel loro castello di
Malta, dove si fermò per tre mesi lavorando per i Duchi. Fu Professore
onorario all’Istituto di Belle Arti di Napoli. Le sue opere, connotate per i
colori tenui e sfumati e per l’atmosfera trasognata e romantica, si trovano
nei Musei di Capodimonte ( Marina di Sorrento, 1884 ), di Leningrado, di
Londra, e in varie collezioni italiane ( Napoli, Circolo Artistico
Politecnico, due acquerelli ). Nel novembre 2000 sono comparse in un’asta
Semenzato, a Ercolano, alcune opere dell’artista, Cortile a Granada, 1898,
dipinta, assieme alla precedente Un palio, dopo un soggiorno spagnolo,
Costiera sorrentina, Alla fonte, 1941. Lett.: Giannelli; Thieme / Becker;
Pittori e pittura dell’Ottocento italiano, DeAgostini; La Pittura Napoletana
dell’Ottocento, Pironti.
< INDICE >
PUGLIESE ENOTRIO ( in arte ENOTRIO )
Buenos Aires 1920 – Pizzo ( VV ), 1989
Nato in Argentina, a Buenos Aires, da genitori calabresi emigrati
all’inizio del secolo scorso, Enotrio è stato il pittore “calabrese” che più
e meglio di ogni altro artista ha dipinto la nostra regione. La Calabria era
da lui conosciuta palmo a palmo, e innumerevoli sono i paesini della nostra
costa dal Tirreno allo Jonio da lui dipinti, arroccati sulla collina, il
mare sullo sfondo, il cielo azzurro: il blu era il colore di Enotrio. Così
ebbe a scrivere su di lui il poeta Franco Costabile: “ Anche quando appare
più appassionato per certi accadimenti di avanguardia Enotrio mantiene
costante la sua disciplina e il suo riserbo per una chiara fedeltà alla
Calabria, che è la sua profonda sorgente”. Nel 1926 ritornò in paese, a
Costantino Calabro, e vi rimase fino al 1939, quando, conseguita la maturità
classica, si iscrisse alla facoltà di chimica con conseguente trasferimento
a Roma, città nella quale trascorse la gran parte della sua esistenza. La
sua prima mostra avvenne nel 1946, nella Galleria “Del Cortile”, con una
serie di disegni acquerellati sulle Fosse Ardeatine. A quella ne seguirono
tantissime, in tutta Italia e nelle più importanti gallerie, fino
all’antologica nella Sala Borromini, di piazza della Chiesa Nuova a Roma,
1995, col patrocinio delle Regioni Lazio e Calabria e dei comuni di Roma,
Reggio Calabria, Vibo Valenzia. Partecipò, su invito, alle rassegne più
qualificate ( Quadriennale di Roma, Maggio di Bari, Premio Marzotto, Agosto
Vibonese, Olimpiadi dell’arte ) e sue opere si conservano nella sede del
Parlamento Italiano, in Musei, Pinacoteche e collezioni importanti. Numerosi
critici hanno scritto sul suo lavoro; tra questi: Apuleo, Baldini, Bellezza,
Bellonzi, Budigna, Ciarletta, Civello, De Grada, De Libero, Giannattasio,
Guzzi, Levi ( questa Calabria dal di dentro: questa Calabria che porti in
te…), Lucchese, Maffia, Mariani, Morosini, Sciortino, Selvaggi, Solmi,
Venturoli e alcuni registi ( Aglauco Casadio, Raffaele Mazzarelli, Alfio
Borghese, Mario Carbone ) gli hanno dedicato documentari cinematografici e
servizi televisivi. Enotrio ha illustrato vari libri e ha scritto un volume
di poesie, Fatti figuri e cosi calabrisi, edizioni Carte Segrete. Oltre che
pittore si è espresso anche come incisore ( Carlo Levi, Enotrio, Grafica,
Bologna, edizioni Bora, 1972 ), privilegiando sopratutto la tecnica della
xilografia ( Renato Nicolai, La xilografia di Enotrio, ed. Istituto
Editoriale Europeo, 1983 ). Su Enotrio sono state pubblicate ben dodici
monografie e a lui hanno dedicato poesie un gran numero di poeti.
< INDICE >
Paesaggio - olio su
tela
RENDA GIUSEPPE
Polistena ( RC ), 1862 ( 1859 ? )
– 1939
Scultore, studiò
all’Accademia di Belle Arti di Napoli, allievo di Gioacchino Toma ,
Stanislao Lista e Tommaso Solari, assumendo nel tempo un atteggiamento
intollerante verso l’accademia e avvicinandosi ai cosiddetti
Cospiratori del Vomero,
i pittori Casciaro Biondi Pratella. Fu uno degli esponenti più illustri
dell’art
nouveau,
autore di importanti monumenti civili e funerari e di bronzetti erotici,
Dopo,
Estasi,
di gusto liberty,
che sprigionano la joie de vivre
di una letteraria belle époque.
La sua ispirazione gli derivò dalla letteratura verista prima e da una
compiaciuta esaltazione della bellezza muliebre. Si fece conoscere alla
Promotrice napoletana del 1884, svolgendo in seguito intensa attività e
partecipando a numerose esposizioni nazionali ( Palermo, 1891, con
Angelo caduto
e
Così mi ami; Milano,
1894 e 1906, con La Fortuna;
Firenze, 1896, con Prima ebbrezza;
Torino, 1898, con Voluttà
e
Ondina; Verona, 1900
) e internazionali ( Barcellona, 1894, 1898, 1907; Monaco di Baviera, 1896,
con un’opera già esposta, Prima ebbrezza,
per cui ebbe la medaglia d’oro, 1899, con Clara,
1901; Pietroburgo, 1898, con Estasi
e 1902; Strasburgo, 1898; Parigi, 1900, con
Monelli Napoletani,
opera premiata; Vienna, 1901; Bruxelles, 1903; St Louis, 1904, con
Dopo,
che gli fece avere la medaglia d’oro; Buenos Aires, 1910; San
Francisco, 1915). Tra i monumenti realizzati è notevole quello dedicato al
Generale Enrico Cosenz,
modellato nel 1910 e sistemato nei giardini della Riviera di Chiaia a
Napoli. Nella stessa città un Busto di
Tommaso Campanella
nell’atrio dell’Università, e uno di Leopardi
nel Liceo Genovesi. Un Monumento ai Caduti
a Castellammare di
Stabia e un altro a Pazzano. Nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di
Milano il bronzetto Violetta,
1908; nel Museo d’Arte Moderna di Roma Ondina;
nella Pinacoteca di Ascoli Piceno il bronzo
Estasi.
Molto interessanti e conosciute le sue
Tanagrine
*; piacevoli anche i
suoi Presepi,
in argilla. Fu membro della Società Reale di Bruxelles e Professore onorario
dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, 1912, città in cui godette di vasta
popolarità, se persino lo scultore Achille d’Orsi, uno dei massimi esponenti
del Verismo, ricorreva a lui per risolvere alcuni problemi di tecnica.
Indicativi i titoli delle sue opere: Colpo di
vento,
Il sogno,
Non mi toccare, Gioia di vivere,
Fortuna,
La danza,
Bambina con cerchi.
Pur tuttavia Renda non fu immune da una produzione macchiettistica , di tipo
post - gemitiano, con abbondanza di scugnizzi e
ciucci, ma tutto
questo non fu un fatto attribuibile esclusivamente all’artista quanto dovuto
al contingente e al clima retrivo e piccolo borghese della società
meridionale del tempo. Fu presente alla Mostra Calabrese d’Arte Moderna del
1920 a Reggio Calabria, esposizione alla quale prese parte anche la figlia
TERRA. Nel 1936 alla 3a Mostra Sindacale d’Arte della Calabria a Reggio S.M.
il Re acquistò l’opera Donne di Tiriolo.
Alla 2a Mostra d’arte di Polistena del 1955, nella sala retrospettiva, fu
presentato il bronzo Dopo,
già esposto a Saint Louis. Una sua opera, La
Fortuna, alta 7
metri, fusa in bronzo dall’originale in gesso, è stata sistemata nell’atrio
della sede della Banca Antoniana Veneta di Polistena.
< INDICE >
Testina, bronzetto
RITO GIUSEPPE
Dinami ( VV ), 1907 - 1963
Uno dei più importanti scultori calabresi, morì giovane per un male
incurabile; per molti anni visse a Catanzaro, ove ebbe studio. Espose con
mostre in Italia ( Roma, Galleria “delle Carrozze”; e in altre città ) e
all’estero ( Parigi, mostre a Saint - Germain - de - Prés e a Montparnasse )
e fu invitato a varie rassegne ( 1953, Roma, Palazzo delle Esposizioni,
L’arte nella vita del mezzogiorno d’Italia; 1962, Roma, Palazzo Venezia,
Esposizione del Concilio ). Nel 1956 prese parte alla Biennale di Venezia,
con due sculture. A Catanzaro: L’Assunta, sulla torre campanaria del Duomo;
la Fontana monumentale de “Il Cavatore”, scultura in bronzo che celebra il
lavoro umano; “Giustizia e Libertà”, nell’atrio di Palazzo di Giustizia; a
Cosenza, piazza XXV luglio, un busto in bronzo del poeta Michele De Marco,
detto Ciardullo; a Guardia Piemontese Terme, nella Piazzetta, una fontana,
in bronzo. Secondo Leonida Repaci ( Calabria grande e amara, Nuova
Accademia, 1964 ) “tra gli scultori dei nostri giorni G. Rito mi pare il più
originale e commovente nel suo trepidante tentativo di rendere l’assoluto
poetico nella favola creativa, di portare la scultura a un rigore
stilistico, a una purezza di espressione veramente eccezionali”. Altro
grande scrittore che presentò l’artista in catalogo di una mostra fu Corrado
Alvaro. Si interessarono molto al suo lavoro Giuseppe Selvaggi e Paolo
Apostoliti.
< INDICE >
Volto di Gesù, bronzetto
ROSCITANO EZIO
Reggio Calabria, 1889 - 1940
Scultore e ceramista, ma si conoscono anche alcuni oli . Durante il
terremoto di Messina del 1908, per salvare una donna ( la madre ? ), riportò
la frattura della gamba destra, che gli rimase anchilosata. Abbandonati gli
studi tecnici, a 19 anni si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Roma,
allievo di Ettore Ferrari. Nella capitale aprì uno studio in via Margutta
22, facendosi conoscere per la prima volta nel 1917 alla LXXXVI Esposizione
di Belle Arti della Società Amatori e Cultori, con due opere, Profumo di
giovinezza, Un amico ( a queste esposizioni prese parte per altre sette
edizioni: 1918, ’19, con Ritratto di Antonio Carbonati, ‘20, ‘23, ’26 –
edizione ove espose alcuni mobili in noce scolpito, un caminetto in pietra
serena e travertino, e altre opere - ,’28, ’30 – con sala personale).
Partecipò alle Mostre Calabresi d’Arte Moderna di Reggio: 1920, con mostra
individuale nella sala Roscitano – Alfano; 1922, in cui ebbe la medaglia
d’argento per l’opera Ritratto. Fu presente alla Biennale Romana del 1921 (
e poi anche del ’23 e del ’25 ), col bronzo La notte di Ronchi, 1920,
eseguito per l’impresa di Fiume. D’Annunzio, al proposito, scrisse di “opera
così nervosamente modellata” e ancora “di stile che rinnova la più antica
tradizione e l’acuisce”. Nel ’22 prese parte alla Fiorentina Primaverile con
i bronzi Testa di vecchio e Madonnina; e modellò in gesso per il Teatro
Siracusa della stessa città il complesso scultoreo Allegoria delle Muse che
adorna la sala nella parte alta. Nel 1923 realizzò il Monumento ai Caduti
della Grande Guerra per Amendolara. Nello stesso anno prese parte alla
Biennale Internazionale di Arti Decorative Moderne di Monza; alla quale fu
presente anche nell’edizione del ’26, con l’opera Vaso di spighe. Del 1927 è
il Complesso Monumentale a Carlo Turano, politico, oggi smembrato e
ricollocato, il solo Monumento, in una piazza di Crotone su un basamento di
granito grigio. Nel 1928 si trasferì a Parigi e l’anno successivo espose al
“Salon du Printemps” l’opera Il Campione ( premiata dalla giuria e per la
quale aveva posato il ciclista olandese Peter Moeskops ). Nel 1931 Joséphine
Baker, la famosa Venere Nera, gli commissionò un Busto in marmo, per
arredare la propria villa di Parigi. Un giorno del 1926 Alexandre Calder,
dopo aver veduto la Baker e ispirato dalla mobilità indipendente delle varie
parti del corpo della ballerina, tornato neo suo studio di rue Daguerre,
creò una scultura in fil di ferro che divenne il prototipo delle sue famose
composizioni mobili. Nel ’31 l’attrice commissionò l’opera a Roscitano:
evidentemente l’artista a Parigi godeva di ampia popolarità e fama. Nella
capitale francese prese parte a varie esposizioni, collettive ( Salon des
Sports, 1929; Salon des Artists Français,1929, ‘30, ’31, ’33; Salon
d’Automne,1930, con Contadino calabrese e 1936, con Baccante; Salon
Décorateurs, 1931, con un piatto in ceramica, Tre grazie; Exposition des
Artists Indépendents, 1933, ’34, ’37, ‘38; Nouveau Salon, 1933; XVI Salon
des Tuileries, 1938, con Vecchio narratore e Faunessa; Mostra Arti e
Tecniche, 1937 ) e personali ( Galerie Gauthier, 1931; Galerie du Journal,
1932 e ’33; Galerie Bernheim, 1933; Galerie Carmin, 1934, ’35, con Waltha
Torrigiani, ’37, con Vittoria alata; Exposition Claire, 1934 ). Espose
inoltre a Milano ( quattordici opere alla Galleria Pesaro, 1931, assieme a
Colao, Ortona, Monteleone, il Gruppo Artistico Calabrese, con testo in
catalogo di Michele Biancale ), a Roma ( al Circolo di Roma, un gruppo di
ceramiche ) e in varie città europee: Bruxelles ( Galerie de la Toison d’Or,
1938 ), Rouen ( Aux Vieilles Façades, 1937 ), Amsterdam, Stoccolma. Lavorò
anche il legno, Sorriso di Anna, Galletto ( esposto nel 1919 a Roma nella
Mostra “Gli animali nell’arte” ); la pietra, Mystique; il gesso, Testa
femminile, Ritratto di S. Rota, Ritratto di dama belga, Piccola Eva,
Fanciulla con il disco; la terracotta, Busto di Madeleine Coupigny, Donna
velata, Bagnante, Sorriso; il cristallo, Madonna con Bambino; e realizzò
piatti, vasi e portafiori in ceramica, con tecnica “craquelé”. Nella
Galleria Comunale di Arte Moderna, palazzo Braschi, di Roma l’opera Ritratto
del conte Franco Spada, marmo, 1918. Nel 1945 nel Salone del Municipio di
Reggio Calabria venne organizzata una mostra commemorativa dello scultore,
con catalogo delle opere e nota critica di Enrico Aeberli. Sue opere nella
rassegna La Divina Bellezza, complesso del San Giovanni, Catanzaro, 2002 (
catalogo L’una di sera ).
< INDICE >
SALFI ENRICO
Cosenza, 1857 – 1935
Nel 1876 a
Napoli, anno che aveva visto spegnersi il capofila della Scuola di
Posillipo, Giacinto Gigante, e che adesso viveva la rivalità pittorica tra
gli studi veristici di Filippo Palizzi e la fantastica immaginazione di
Domenico Morelli, giunse il Cosentino Enrico Salfi per frequentare il locale
Istituto di Belle Arti ( ’76 / ’79 ). Era nato, Enrico Salfi, un
artista che, per il posto che occupa nella storia dell’arte calabrese, non
merita certo di rimanere ancora nell’ombra, il 26 novembre 1857, a Cosenza,
città in cui compì gli studi ginnasiali. Venendo nella capitale borbonica,
palestra degli ingegni meridionali e centro internazionale per la cultura
artistica, per la prosecuzione degli studi, il giovane ebbe come maestri il
Calabrese Angelo Mazzia e Giuseppe Bellisario per il disegno, Vincenzo
Marinelli e Federico Maldarelli per lo studio dei frammenti, Raffaele
Postiglione per la statuaria e il celebre Domenico Morelli per la
pittura. Del Morelli ben presto divenne l’allievo preferito, avendo il
Maestro rinvenuto in lui doti non comuni di fantasia e di talento pittorico.
A Napoli rimase fino all’età di 36/37 anni, contraendo numerose amicizie
nell’ambiente artistico e letterario e conoscendo e frequentando i maggiori
pittori del tempo, Filippo Palizzi, Michele Cammarano, Gioacchino Toma,
Vincenzo Volpe, Giuseppe Casciaro, Attilio Pratella , con la gran parte dei
quali espose in numerose manifestazioni. Intorno agli anni ‘93/’94 fece
ritorno a Cosenza, restaurò la propria villa in stile pompeiano ove aprì
studio e partecipò assiduamente alla vita pubblica, ricoprendo importanti
cariche ufficiali ( ispettore dei Monumenti e Scavi; membro della
commissione dei Monumenti d’ arte e d’antichità; curatore e riordinatore del
Museo civico ). Enrico Salfi fu buon seguace di Domenico Morelli, da cui
rimase profondamente influenzato. Dopo un periodo di imitazione del Maestro
( di questa fase l’opera
Figura di profeta
), come accade a
tutti i grandi artisti ( e bisogna sottolineare che Salfi fu artista
valoroso e completo per la qualità e il valore delle opere prodotte, per il
rilievo nazionale e internazionale di cui godette ai suoi tempi ), se ne
distaccò mostrando un’impronta personale e geniale. Fu il pittore delle
scene pompeiane, così come il Cammarano fu il pittore delle battaglie; ma
trattò anche il soggetto religioso ( dipinse parecchie Madonne, nel
raffigurare le quali “ha seguito con sano criterio” il grande Maestro
Domenico Morelli ) e biblico e, talvolta, il paesaggio. Si affermò
moltissimo come eccellente ritrattista, sopratutto nel periodo
“cosentino”, e per la
perfezione tecnica e per la notevole somiglianza del dipinto al personaggio.
Basti pensare ai Ritratti di Luigi Mascaro,
Mariano Campagna,
Francesco Marini Serra,
Luigi Trocini,
Donato Campagna,
e di tanti altri personaggi della borghesia cosentina del tempo. Bisogna
anche ricordare che Salfi fu l’autore del “plafond” del Teatro Comunale
Rendano di Cosenza ( al tempo detto Teatro Massimo ) sull
Allegoria delle arti,
opera successivamente distrutta dai bombardamenti ( il bozzetto è
conservato in casa Salfi ) e del grande quadro
I figli di Bruto,
un tempo nella sala dell’ex Consiglio del Municipio di Cosenza: la tela, che
gli venne commissionata dall’allora sindaco della città, cav. Giuseppe
Campagna, portava la data 1899 e fu lodata dal celebre compositore Camillo
Boito durante una visita a Cosenza. Dipinse anche opere sacre, per alcune
chiese calabresi ( Cerisano, Chiesa di San Domenico, la
Madonna del Rosario tra San Domenico e Santa
Caterina; Chiesa del
Carmine, San Pietro,
1884, commissionata da Pietro Greco; San Paolo,
1884, commissionata dal priore Paolo Greco;
Parenti, nella cappella di San Pasquale della Chiesa parrocchiale, un’opera;
Marzi, Parrocchiale di Santa Barbara, San Paolo,
San Pietro,
Santa Barbara
). Oltre che pittore Enrico Salfi fu anche compositore ( si conosce una
serenata, Dal Mare,
di cui scrisse parole e musica ) e poeta e pubblicò un volume di versi dal
titolo Lyrica Pompeiana,
Cosenza 1888, Tipografia Municipale di F. Principe, opera che riscosse il
plauso di molti letterati, tra cui Enrico Panzacchi, sul suo periodico
Lettere ed Arti,
e Mario Rapisardi, lettera del 2.3.’87. Fu un abile restauratore e un
profondo conoscitore degli scavi di Pompei ( di cui restaurò la casa detta
di Cave canem
); compilò inoltre una Piccola guida di
Pompei,
Effesette, Cosenza, 1990 , il cui manoscritto originale è illustrato da 27
eccellenti disegni a punta di penna. Del periodo napoletano sono i due
Plastici del poeta tragico,
Pompei, Casa del Poeta tragico, uno dei quali fu in mostra a Parigi, Petit
Palais, nel 1977. Partecipò a numerose esposizioni in Italia e all’estero:
Promotrice Napoletana, 1880, con Alla fontana;
1881, con Al passeggio;
1882 con Lydia,
opere disperse; 1884, con Licet ?,
Napoli, Amministrazione Provinciale; 1885, Le
Maghe ( o
Le Streghe
); 1890, con In attesa della sposa
e altri soggetti di
ispirazione classica; Mostra di Bruxelles, 1881, con la riproposta di
Lydia
; Esposizione di Roma, 1883, ancora con
Licet
?,
e Venditore di anfore a Pompei,
Milano, Galleria d’Arte Moderna; 1886, nuovamente con
La Maghe;
1887, con Parassiti postulanti,
La lettiga,
Nozze pompeiane
( o
Alle nozze
); 1911, con
Il Giuda;
Mostra di Torino, 1884, ancora con Le
Maghe;
1898, con La Sacra Famiglia
e
Sul Golgota;
Mostra di Venezia, 1887; Mostra di Genova, 1904, con
Satana vinto;
Biennali d’Arte Calabresi di Reggio Calabria: 1920; 1922, con
In attesa della sposa,
acquistato dalla Real Casa; 1924; 1926, col
Cantico dei cantici,
Reggio Calabria, Biblioteca comunale; 1931, con
L’ebreo errante,
Cosenza, collezione privata. Morì il 14 gennaio 1935.
< INDICE >
Paesaggio di lago (SILA) - Olio su cartoncino - 1921
SANTORO FRANCESCO RAFFAELE
Cosenza, 1844 – Roma, 1927
Figlio e allievo
di Giovanni Battista, pittore al tempo assai noto, studiò a Napoli,
trasferendosi nel 1863 in Inghilterra, dove sposò una ricca scozzese. Nel
1865 fu certamente in Calabria, a Cosenza e nei paesi viciniori; e
traccia di questa permanenza sono alcuni
Ritratti
( uno dei quali
datato ) a Villa Filosa dell’ing. Pietro Mari in Aprigliano. Rimasto vedovo,
risposò un’ inglese da cui ebbe tre figlie. Si trasferì pertanto a
Edimburgo, ma nel 1885 fece ritorno in Italia, vivendo a Roma in inverno,
con studio in via San Basilio 13, poi in via Sistina 123 e infine in via di
Porta Pinciana 14, a Spoleto in estate. Fu presente a numerose
esposizioni: Promotrici Napoletane del 1863, con
La lettura; 1869, con
Tutti l’ultimo sospiro mandano i petti alla fuggente luce,
da un’opera del Foscolo; 1879, con
Fontana di Piano Scarano - Viterbo,
Ponte rotto - Roma;
1881, con Checca – Costume della campagna
romana e due
Ricordi di Rocca di Papa;
Mostra Nazionale di Napoli del 1877, con Il
lutto in Fuscaldo;
Torino, dal 1875 al
1893 ( nel 1880, con Il medico dell’anima,
Assorte ad altri affetti
e
Momento d’ozio
); Genova, dal 1876 al 1895; Milano, 1881, con tre opere di genere,
Dopo il lavoro,
Ricordo di Amalfi,
Prima tappa;
Venezia, 1887, con Dolce far niente;
Bologna, 1888, con Ricordo delle montagne di
Carrara. Espose più
volte alle Esposizioni degli Amatori e Cultori di Roma: 1876, con
La lettura;
1886, con cinque Paesaggi inglesi;
1903, con Teatro La Fenice,
Nella laguna,
San Anzano - Spoleto,
Il chierico,
Venezia,
entrando a far parte, nel 1891, del gruppo degli “acquerellisti”, con i
quali espose, nello stesso anno: Duomo di Narni,
Via XX Settembre - Narni,
Nell’intervallo;
nel 1900: Campagna romana,
Le lampade si spengono,
Chiesa del San Salvatore - Spoleto;
nel 1902: tre opere su Venezia;
e ancora fino allo scioglimento del sodalizio, di cui ricoprì le cariche di
consigliere, tesoriere, segretario, vice - presidente . Fu invitato alla 1a
Mostra Calabrese d’Arte Moderna di Catanzaro del 1912, ove presentò
fotografie
di otto grandi quadri di soggetto calabrese e gli acquerelli
La Rocca di Spoleto,
e Studio.
Dipinse ad olio e ad acquerello e fu un apprezzato paesaggista, avvalendosi
a volte come supporto dei suoi quadri di fotografie dei luoghi da dipingere,
e diventando di conseguenza anche un ottimo fotografo. Una sua opera,
Le fonti del Clitumno,
venne acquistata
dalla Regina Margherita e donata alla città di Bologna ( ora alla Biblioteca
Carducci ). Nella Galleria civica d’arte moderna di Torino
Ricordo di Portici,
1875. Molto belle le sue vedute romane e calabresi (
Isola di Dino,
acquerello, Cosenza, collezione privata ), encomiabili per efficacia di
colore e correttezza di disegno.
< INDICE >
Porta
Rocca
a
Spoleto,
acquerello
su
cartoncino,
cm
51
x
31 Isola
di
Dino,
acquerello,
cm
64
x
44
SANTORO RUBENS
Mongrassano ( CS ), 1859 – Napoli, 1942 (
1941 )
Nacque in una
famiglia di letterati ed artisti. Alcuni autori ( Comanducci, Monteverdi,
Luciani ) ritengono essere figlio di Giovan Battista, pittore e scultore, da
cui ricevette un primo avviamento alla pittura; altri invece, correttamente,
scrivono essere cugino di Francesco Raffaele, e pertanto nipote di G.
Battista. Rubens nacque da Carlo, scultore. Giunto dodicenne a Napoli,
frequentò l’Istituto di Belle Arti col Morelli, per un anno soltanto perché
insofferente verso la disciplina scolastica: il perfezionamento alla sua
arte lo ebbe attraverso i numerosi viaggi compiuti in Italia e all’estero,
con soggiorni frequenti a Venezia Verona Chioggia, fonti di ispirazione per
molti suoi quadri. Santoro si impose all’attenzione della critica e del
pubblico all’età di quindici anni, cioè a partire dal 1874, anno in cui
debuttò alla Promotrice Napoletana con tre opere,
Un balcone,
Un’impressione
e Una fanciulla che ride,
quest’ultima premiata con medaglia d’argento e acquistata dal suo maestro.
Nell’estate dello stesso anno, a villa Arata a Portici, conobbe il pittore
spagnolo Mariano Fortuny, sotto la cui influenza produsse alcuni
dipinti,
Al sole,
Milano, Galleria d’Arte Moderna, Case al sole
( con i quali parteciperà alla Mostra di Brera , Milano, 1878 ). Sempre nel
’74 inviò una tela al Salone di Parigi, città che lo vide presente nel ’78,
Esposizione Universale, con La grotte des
bohémiens; ‘96,
Salone degli Artisti Francesi, con Stagnatori
napoletani, opera
premiata e Palazzo Vanaxel a Venezia;
’97, con Meditazione su una terrazza a Capri;
’98, Salone, con Verona;
dal 1904 al 1909, con Verona,
Canale della Latta ( Venezia
),
Tempo grigio a Venezia,
Crepuscolo a Venezia.
Alla Promotrice Napoletana del ’75 espose i dipinti
Mezza figura di sposa,
Il solecchio
e due Studi in Torre del Greco
e l’anno successivo la Marina alla Chiaolilla
in Procida,
Sole di marzo
e
Case di Procida.
Nel 1876 fu a Genova con due opere, Dopo la
pioggia e
Mergellina presso Posillipo;
nel 1877, appena diciottenne, fu presente all’Esposizione Nazionale di BBAA
di Napoli, con le opere Grotta degli zingari,
Marina di Maiuri sulla costa di Amalfi,
acquistata dal Goupil, Una lezione di
musica
e un disegno.
Da allora partecipò alle più importanti manifestazioni d’arte in Italia e
all’estero: Promotrici di Torino, 1877, con
Mergellina
e
Un sorriso;
1879, con Idillio,
Torino, Museo Civico; Mostra Nazionale di Torino, 1880, con ben nove opere,
Marina di Napoli,
Giovinezza,
Pozzo – Capri,
che gli fece ottenere un premio di merito e un diploma,
Cavalcavia,
Mezza figura di donna,
Quiete,
Monte Tiberio,
La zingara,
Vecchiezza;
1884, con una serie di vedute di Verona, San
Zeno,
Adigetto,
Via Scala,
Stallo,
Riva San Lorenzo,
due Schizzi di Napoli
e un
Ritratto di Veneziana;
Promotrici napoletane, 1881, con Scaletta,
Primi sogni,
Interno,
Ricordo di Venezia;
1911, anno in cui fece parte dei consiglieri artistici, con
Un canale a Venezia,
Antica porta veronese,
Cortile San Lorenzo a Verona,
Casamicciola
; 1912, con
Via veronese,
Porta del 1200 a Verona;
1914, con Anime in pena
e
Dopo la pioggia;
1915, ‘16 con Venezia senza sole,
Venezia verso sera
e
Estate a Verona;
1916, ’17, con Verona antica,
Impressione,
Ritratto del conte Grifeo di Partanna;
Esposizione Nazionale di BBAA di Palermo del 1891, ’92, con le opere
Interno
e
Pescarenico, che
ebbero una medaglia d’oro e furono acquistate dal Re Umberto I;
Esposizione mondiale colombiana di Chicago, 1893, con
Zingari
e
Nella baia di Napoli;
Mostra della Società degli Amatori e Cultori di BBAA di Roma, 1895, ’96, con
Posillipo;
1a Esposizione Artistica di Pietroburgo, 1898, con
Zingari
e Veduta di Posillipo;
Mostra Nazionale di Milano, 1906, con
Interno
e
Verona antica;
Esposizione Internazionale d’Arte di Buenos Aires del 1910, con
Un canale di Venezia;
Esposizione Internazionale di Barcellona del 1911, con
Verona,
che gli fruttò una medaglia d’argento. Nello stesso anno partecipò alla
Mostra del Cinquantenario, a Roma, con Dopo la
pioggia e
L’antica cappella di San Benedetto.
Partecipò a sei Biennali d’arte di Venezia: 1910, con due pitture,
Canale grigio
e
Casamicciola,
acquistata dal console di Spagna; 1912, con due pitture; 1914, con due
pitture; 1920, con tre pitture; 1922, con quattro pitture; 1924, con due
pitture. Le sue opere piacquero molto al Goupil, il famoso mercante
parigino, che in quel tempo frequentava gli studi dei più importanti pittori
italiani, il quale gli aprì le porte di quel mercato e di quello londinese.
A Londra soggiornò frequentemente, e in quella città era considerato il più
leggiadro vedutista moderno di Venezia. Partecipò periodicamente, su invito
del Frangipane di cui divenne amico, alle Biennali Calabresi di Reggio
Calabria ( 1920, con La casa di Montecchi;
1922, con L’ultimo gradino,
Lacco Ameno,
Beduina,
Impressione dell’Adige,
Ritratto di Francesco Jerace;
1924, con
Sans famille,
Reggio Calabria, Biblioteca comunale, Le due
bambole,
Ischia;
1926; 1931 ). Le sue opere si trovano in numerosi musei ed edifici
pubblici: Napoli, Capodimonte, La bottega
dell’antiquario;
Milano, Galleria d’Arte Moderna; Torino, Museo civico; Reggio Calabria,
Amministrazione Provinciale, Venezia verso sera;
Mongrassano, sala consiliare del Palazzo Municipale,
Paesaggio ideale;
enti e collezioni private. La sua pittura fu subito apprezzata per la
luminosità e la trasparenza del colore, per il tratto vigoroso, per la
solidità dell’impianto tonale. Fu pittore di scene d’interno, marine,
numerosissime vedute veneziane, paesaggi di Ischia e di Pescarenico
Lago, dipinti ispirati al paese natio. Eseguì anche ritratti (
Carolina Santoro,
la moglie, Duchessa d’Aosta,
Francesco Cilea
)
e soggetti orientali
( Moro,
Napoli, Amministrazione Provinciale ). Alla morte del Morelli gli successe
alla cattedra all’Istituto di BBAA di Napoli.
< INDICE >
Santoro Rubens, Paesaggio calabrese, olio su tavola
TALARICO ACHILLE
Catanzaro, 1837 - Napoli, 1902 ( 1904 )
Studiò a Napoli con Giuseppe
Mancinelli, successivamente si iscrisse all’Istituto di Belle Arti della
città, dove studiò per quattro anni, sincero seguace di Domenico Morelli
per quanto riguarda l’esecuzione pittorica dei bozzetti e degli interni (
La famiglia in preghiera,
Mater dolorosa,
Arabo,
Immacolata Concezione
). Esordì nel 1864, con
l’opera Le Ricordanze,
alla Promotrice
Napoletana, che lo vide anche presente nel ’67, ‘68 con la tela
Dopo una festa in maschera
( o Dopo un ballo,
riproposta alla 1a Mostra d’arte Calabrese di Catanzaro del 1912, a quelle
di Reggio del ’26 e del ’31, assieme a Mezza
figura, e acquistata
per la somma di lire 1300 dalla Real Casa per il Museo di Capodimonte di
Napoli ); nel ’74, con Ricordo
e
Ritratto;
nel ’75, con Ave Maria;
e nel ’76, con Innocenza ed amore
e Costume napoletano;
nell’80, con Frutta;
nell’81, con Ritratto;
nell’83, con Storia di tutti i tempi;
nell’85, con Ritratto della signora Carmelina
Giovine Sannini,
Felicità dei campi,
a Napoli, Amministrazione Provinciale, e
Ritratto; nell’86,
con Ritratto del comm. Giovanni Masucci
e La madre;
nell’88, con Momenti poetici
e
Ritratto della duchessa di San Donato;
nel ’90, con tre Ritratti,
del duca Di Noia,
di R. Pantaleo,
di G.B.Lorenzo;
nel ’91, con Fiori bugiardi
e
Ritratto del sig. Costanzo di Marzo.
Alla Mostra di Milano del 1865 espose le opere
Amilcare fa giurare ad Annibale odio eterno contro i Romani
e
Un paggio.
Nel 1870 fu presente a Salerno, all’Esposizione di Agricoltura e Commercio,
dove riscosse enorme successo e dove fu premiato con medaglia d’argento per
l’opera Ritratto dell’arch. D’Amore;
nel 1873 all’Esposizione Universale di Vienna; a Torino nel 1875, con
Cacciagione
e nel 1877, con Costumi
napoletani. Nello
stesso anno si presentò alla Mostra Nazionale di Napoli con
Spirito e materia;
nel 1882 alla Mostra di Brera a Milano, meritando anche qui un vero trionfo
con l’opera I coniugi Sannini;
nel 1882 e nel 1883 all’Esposizione Nazionale di BBAA di Roma con la tela
Ritratto di signora;
nel 1886 a Genova, con Ricordi
( Roma, Galleria Nazionale d’Arte moderna ). Fu pittore solitario, alieno da
correnti o da gruppi; dipinse con pennellate rapide e sciolte, corpose e
sensuali, con forti giochi luministici, spesso sfruttando il mezzo
fotografico. Eccellente ritrattista ( Ritratto
di Matteo Schilizzi,
Ritratto della signora Colella,
Ritratto della moglie,
Donna che suona il mandolino
), lodato come uno dei
migliori del tempo da Vittorio Imbriani e accomunato addirittura a Degas e a
Manet, tanto che i suoi ritratti femminili divennero avvenimenti di alto
interesse nell’ambiente artistico napoletano. Sue opere sono conservate in
vari musei e luoghi pubblici: Galleria Pitti di Firenze,
Ritratto d’uomo;
Museo di San Martino, Napoli, Ritratto di
Antonio Villari;
Conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli,
Ritratto del compositore di opere buffe Valentino Fioravanti
( dono di Francesco Florimo
)
e Ritratto del compositore F.
Mendelssonh Bartholdy,
1888; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma,
Dama in décolleté;
Banco di Napoli, Povera mamma.
Dipinse anche opere sacre, come dimostrano le tele
Mater dolorosa
e Immacolata Concezione,
Napoli, collezione privata. Lett.: Comanducci ( op. cit. ); Monteverdi ( op.
cit. ); Thieme / Becker ( op. cit. ); Pittori e pittura dell’Ottocento
italiano, DeA ( op. cit. ).
< INDICE >
TANO
EUGENIO
Marzi ( CS ), 1840 - Firenze, 1914
Studiò all’Istituto di Belle
Arti di Napoli, grazie a un assegno della Provincia di Cosenza.* Si trasferì
successivamente a Firenze, 1864 circa, allievo di Stefano Ussi. Tano fu un
eccellente ritrattista, di esatte somiglianze.
Oltre che pittore, fu un patriota garibaldino, stimato dal Generale, il
quale a Soveria Mannelli, 1860, gli conferì l’incarico, assieme a Ferdinando
Bianchi, di intimare al generale borbonico Ghio la capitolazione con disarmo
delle truppe: resa che aprì a Garibaldi le porte di Napoli. Prese parte a
molte mostre del tempo: a due Promotrici di BBAA di Napoli, 1862 - con un
Ritratto di Attilio Bandiera
e 1864 - con I verbi passivi;
1864 / ‘65, Esposizione della Camera di Commercio ed Arti di Cosenza, dove
ricevette la sua prima medaglia d’oro; dal 1865 al 1880, Promotrice di BBAA
di Torino ( nel 1865, con un Ritratto di
Garibaldi, riesposto
nel ’77 all’Esposizione Nazionale di Napoli; nel 1875 con le opere
Un questuante,
Il ritorno della montagna,
Il monello,
Il Cicco,
Il ritorno dalla cerca;
nel 1876, con La piccola lavandaia
e
Un’aia;
nel 1878, con Campagna toscana
e
La torre di Michelangelo
); 1873, Esposizione
Universale di Vienna, con l’opera Inaugurazione
degli scavi di Ercolano fatta dal Re,
Napoli, Museo di Capodimonte; dal 1875 al 1885, Esposizione di Genova, ( nel
1885, con Un bagno di nascosto
); dal 1878 al 1893, Esposizione di Firenze ( nel 1884 con la tela
Dall’Ardenza ad Antignano);
1880, Esposizione Nazionale di Torino, con Il
prete di campagna;
1881, col quadro Arno
all’ Esposizione Nazionale di Milano, che lo vide presente anche nell’85 con
Un bagno nascosto.
Quest’opera fu poi ripresentata l’anno successivo a Venezia. Alla 1a Mostra
d’arte Calabrese di Catanzaro del 1912 furono esposte ben sei opere,
Ritratto del patriota senatore Donato Morelli,
Ritratto di Garibaldi
( un tempo, Cosenza, Camera di Commercio),
Ritratto di Giosue Carducci,
Studio di paese,
Idillio rusticano
e
Idillio di figura.
Fu pittore di soggetti storici, di ritratti (
Ritratto di Vittorio Emanuele II,
Ritratto della
Regina Margherita,
commentato molto positivamente dal Carducci, lettera del 1° novembre ’89 ad
Adriano Lemmi), e dopo il trasferimento a Firenze, di paesaggi. Con alcuni
ritratti fu anche presente ad alcune Biennali Calabresi di Reggio. Lett.: De
Gubernatis; Comanducci; Thieme / Becker; Pittori e pittura dell’Ottocento
italiano, De Agostini; La Pittura Napoletana dell’Ottocento, Pironti.
< INDICE >
TARALLO FEDERICO
Reggio Calabria, 1841 - Vibo Valenzia,
1913
Spirito poliedrico, fu
pittore decoratore scrittore critico d’arte. Scrisse un volume,
Gli antichi pittori di Monteleone,
nel quale raccolse le
memorie e le biografie dei pittori monteleonesi, odierni vibonesi, del suo
tempo e del passato. Eccellente acquerellista, praticò una pittura accurata,
elegante, ricca di colore, non immune dalla lezione purista.
< INDICE >
In chiesa, tempera, cm 27 x 37
Giovanetta in posa, acquerello, cm 21 x 27
YARIA ARMIRO
Reggio Calabria, 1901 - Roma, 1980
Nel 1912 si trasferì, assieme alla famiglia, a Torino, città nella quale
avvenne la sua formazione artistica presso la Scuola d’arte decorativa e
successivamente all’Accademia Albertina, con Giacomo Grosso. Prese contatti
col gruppo futurista torinese ( Fillia e Sartoris ), partecipando alla 1a
Mostra Futurista. Nel ’23 venne arrestato, perché antifascista. Scarcerato,
emigrò in Francia, ove lavorò come tipografo e litografo. Ritornato in
Italia, 1926, si trasferì a Roma, 1930, ove riprese l’attività pittorica, ed
espositiva. Fu presente alle Sindacali romane degli anni 1936, ’38, ’40; a
tre edizioni ( III, V, VII ) della Quadriennale d’arte; alla Mostra d’Arte
Italiana, Berna, 1947; alla Mostra d’arte astratta, Roma, Galleria d’arte
moderna, 1949; al Premio Michetti del 1953; alla mostra “L’arte nella vita
del Mezzogiorno d’Italia, ancora nel ’53; alla “Exposition des Artistes
Indépendants”, Parigi, 1955; a varie edizioni del Maggio di Bari e alle
esposizioni del Premio Villa San Giovanni. Visse diverse esperienze
pittoriche e nel secondo dopoguerra fece una pittura di tipo figurativo, con
richiami post-cubisti e riprendendo moduli espressivi del futurismo. Ha
allestito alcune personali, ottenendo premi e riconoscimenti. Sue opere in
gallerie pubbliche di Roma, alla Galleria Nazionale di Tel Aviv, alla
Galleria della città di Eilath, al Kibbutz dei combattenti del ghetto di
Haifa. Fu anche autore di un manifesto del Premio Sila. Lett.: G. Di Genova,
Storia dell’arte italiana del ‘900, Generazione primo decennio, Bora,
Bologna, 1986; La Pittura in Italia, Il Novecento / 1, Electa, Milano, 1992;
Benedetto + Futurismo, ed. AreS, Catanzaro 2004; e riviste specializzate.
< INDICE >
Ragazza al bar, olio
Ragazza, disegno
© Sono consentite forme di riproduzione
parziale citando autore, titolo ed editore e dandone espressa
comunicazione all'autore.
[ Home ]
[ Chi siamo
] [ Mostra in corso ]
[ Artisti ]
[ I libri di Enzo Le Pera ]
[ Links e banner ]
[ Dove siamo ] [
Contatti ]
|